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Il c/c non fa l'intermediazione

del 13/05/2010
di: di Debora Alberici
Il c/c non fa l'intermediazione
L'attività di intermediazione non può essere desunta dal fisco soltanto dalle movimentazioni bancarie e cioè dalla differenza costante fra i versamenti e i prelievi fatti dal contribuente. È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11453 del 12 maggio 2010, ha accolto il ricorso presentato da un contribuente che aveva ricevuto una rettifica dell'Iva basata su un accertamento sul suo conto bancario. In particolare l'ufficio aveva notato un gap del 10% fra i versamenti e i prelievi attribuendo al contribuente l'attività di intermediazione. Ma da quanto emerge dalla sentenza, da solo questo dato non è sufficiente a far scattare la rettifica dell'imposta.

Sul punto le motivazioni di Piazza Cavour sono laconiche e si limitano a bocciare la decisione della commissione tributaria regionale di Firenze impugnata dal contribuente perché aveva ritenuto legittimo il comportamento dell'amministrazione che gli aveva attribuito «un giro d'affari imprenditoriale senza motivare in alcun modo circa la gravità e precisione delle presunzioni poste a base dell'accertamento». «Nondimeno», hanno messo nero su bianco I giudici, «la decisione della Ctr sovverte quella di primo grado senza riferirne le ragioni e senza dar conto degli argomenti difensivi sviluppati dal contribuente, limitandosi ad osservare che pur gli avvisi di accertamento contenendo delle contraddizioni e alcuni aspetti non analiticamente esposti, nell'impianto fondamentale risultano motivati». Il Collegio di legittimità ha inoltre accolto il ricorso incidentale del fisco sul punto della sanzioni. Infatti queste devono essere determinate, spiegano i giudici del Palazzaccio, fra un range minimo e massimo ma non vanno commisurate all'entità dell'evasione. In proposito, scrive a un certo punto Piazza Cavour, «l'accertamento che l'attività imprenditoriale debba ritenersi quella di intermediazione piuttosto che di rivendita non è invero rilevante ai fini della determinazione dell'ammontare dell'Iva evasa, giacché, a prescindere dalla natura della attività esercitata, è detraibile dall'ammontare dell'imposta relativo alle operazioni effettuate - ai sensi dell'ultima parte del primo comma dell'art. 55 dpr 633/72 - soltanto l'importo dell'Iva assolta sugli acquisti risultante dalle dichiarazioni periodiche».

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