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Il lavoro rifiata nel 2010

del 07/05/2010
di: di Simona D'Alessio
Il lavoro rifiata nel 2010
La crisi continua a opprimere l'occupazione. Eppure un raggio di sole si intravvede, giacché quest'anno dovrebbero sfumare 173 mila posti di lavoro, ma per 50 mila persone dovrebbe scattare l'assunzione. Lo si legge nel rapporto Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio) del 2010, accurato termometro che monitora l'andamento dell'imprenditoria diffuso ieri a Roma, in occasione dell'VIII giornata dell'economia. Il saldo degli occupati rimane negativo (-1,5%), però in base all'elaborazione dei dati delle prime 40 mila imprese interpellate nell'ambito del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Welfare, il tasso di entrata si attesterà nei 12 mesi poco sopra il 7% (contro il 6,8% del 2009), mentre quello di uscita sarà dell'8,6% (l'anno precedente era l'8,7%); nel complesso, dunque, le assunzioni stimate saranno 830 mila. A pagare il prezzo più alto saranno gli impiegati dell'industria (-2,5%) rispetto a chi opera nel terziario (0,7%) e, nel manifatturiero, si prevede una flessione marcata nell'edilizia pari al 3,7%. Prosegue l'affanno del made in Italy: dalla moda all'arredamento fino ai beni per la casa, si valutano riduzioni comprese fra -2,7 e -3%. Il più marcato calo occupazionale alle dipendenze è atteso nella filiera turistica, dove per alberghi e ristorazione si ipotizza una discesa del 2%; piccole e piccolissime aziende, incluse le botteghe artigiane, rivelano la più massiccia emorragia di posti di lavoro, che nelle unità manifatturiere raggiunge il 4%. Secondo il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, la fotografia scattata dal rapporto dà l'essenza di un tessuto imprenditoriale in cui «chi si sta rimettendo in moto è già in cerca di personale, da inserire soprattutto nelle funzioni aziendali che servono a governare i processi più complessi». Prova ne è che, di quei 50 mila nuovi posti «il 42%, oltre 21 mila, è destinato a figure di alta specializzazione professionale». E l'investimento in campo umano, specie di giovane età, è stimolato dal ministro Maurizio Sacconi, allarmato dal «forte disallineamento fra le competenze richieste dal mercato e le competenze delle persone». Il responsabile di via Veneto osserva come vi siano «grandi potenzialità nella nostra economia turistica» e in agricoltura, tuttavia ai modelli «troppo arretrati» vanno sostituite formule «più evolute». A confortare il ministro è la percezione che il sistema produttivo manifesti «vitalità», laddove Unioncamere segnala che la demografia imprenditoriale è in salita: nel registro delle Camere di commercio, infatti, al dicembre scorso figuravano 6 milioni e 85.105 aziende (17.385 in più del 2008), mentre fra gennaio e marzo di quest'anno si registravano 123 mila avvii d'impresa (un aumento di 4.700 rispetto allo stesso periodo del 2009). La caduta dei consumi danneggia il commercio, tuttavia nel primo trimestre 2010 la vendita al dettaglio di prodotti alimentari è migliorata (è a -2% rispetto al 3,5% dell'anno precedente) e questo scatto di reni viene attribuito al decreto incentivi che avrebbe inciso sulle sorti delle grandi imprese. Un'indagine, infine, svela come il 25% delle medie aziende industriali investa in servizi informativi, mentre il 30% delle Pmi opta per soluzioni di risparmio energetico.

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