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Quando conti correnti e polizze vita dormono

del 06/05/2010
di: di Alessandra Schofield
Quando conti correnti e polizze vita dormono
Allo scorso giugno, un parziale conteggio effettuato dal Tesoro dei cosiddetti «depositi dormienti» valutava circa 239 milioni di euro la cifra trasferita all'apposito fondo. Abbiamo intervistato Antonello Galdi, direttore Sna, del quale il prossimo numero de L'Agente di Assicurazione riporterà un lungo intervento proprio su questo tema.

Domanda. Cosa significa «rapporti dormienti»?

Risposta. Riferendosi a conti correnti bancari e polizze assicurative vita «dormienti», ci si riferisce a quei contratti bancari che – per un determinato arco di tempo – non sono stati oggetto di alcuna movimentazione od operazione da parte del titolare del rapporto o, nel caso delle polizze vita, quando il beneficiario non reclama entro i termini stabiliti la rendita o il capitale cui ha diritto. La durata del periodo di prescrizione è notevolmente diversa, a seconda che si parli di conti correnti o contratti assicurativi: dieci anni nel primo caso e due nel secondo.

Trascorsi i tempi indicati, gli importi non reclamati dal correntista o dall'assicurato vengono fatti confluire in un apposito fondo, creato nel 2005 con la legge n. 266, «alimentato dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all'interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario» e istituito per indennizzare i risparmiatori rimasti vittime di frodi finanziarie.

Domanda. Perché i termini di prescrizione sono così diversi tra conti correnti e polizze vita?

Risposta. Il motivo della disparità tra i termini di prescrizione in ambito bancario o assicurativo va ricercata – dal punto di vista giuridico – nella «imprescrittibilità» (ovvero la caratteristica di alcuni diritti che non si estinguono anche se non vengono esercitati per lungo tempo) del diritto di credito del correntista, costituendo il contratto di conto corrente un rapporto di durata. Per i diritti derivanti dal contratto assicurativo è, invece, il codice civile a prevedere espressamente la prescrizione biennale. Tecnicamente, in realtà, una polizza non può definirsi «dormiente», giacché verificatosi il rischio dedotto nel contratto (ad es. la morte dell'assicurato) e trascorso il periodo di tempo previsto dalla legge senza che il beneficiario abbia chiesto all'assicuratore la prestazione dovuta, il diritto del beneficiario stesso si prescrive e quindi si estingue. Vi è poi una seconda disparità, più significativa per il consumatore. L'imprescrittibilità del diritto di credito consente al correntista di richiedere ed ottenere il rimborso delle somme che siano eventualmente state versate al fondo per i conti dormienti. Diverso, invece, è il regime per le polizze «dormienti». Essendo, infatti, il diritto estinto a seguito di prescrizione, il beneficiario non potrà più rivolgersi, successivamente alla devoluzione, al fondo per reclamare quanto gli spetta.

Domanda. Chi deve preoccuparsi di verificare la situazione delle proprie polizze vita?

Risposta. Inizialmente, il legislatore ha sancito un'anomala retroattività della normativa sull'applicazione del fondo anche alle polizze vita, fissata al 1° gennaio 2006. Con il decreto legge n. 40/2010 – ancora in attesa di conversione – il governo, anche dietro le pressioni delle associazioni dei consumatori, l'ha posticipata al 28 ottobre 2008, scongiurando così il pericolo per tutti i beneficiari di polizze, prescritte nel biennio antecedente al 28 ottobre 2008, di vedersi irrimediabilmente assegnare al fondo quanto loro spettante. Tuttavia restano salvi al fondo i versamenti già effettuati dalle imprese di assicurazione, quelli effettuati al 31 maggio 2009. Speriamo, a questo punto, che la legge di conversione del cd. decreto incentivi ponga un rimedio, consentendo ai beneficiari delle polizze prescritte nel presunto periodo di vigenza della disciplina di poter richiedere ed ottenere quanto loro spettante ed invece assegnato a suo tempo al fondo sulla base dei crediti assicurativi prescritti nel periodo di pretesa retroattività della legge.

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