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Lo Sna dice basta ad Ania e Isvap

del 06/05/2010
di: di Roberto Bianchi
Lo Sna dice basta ad Ania e Isvap
«Basta». Il presidente nazionale Sna Giovanni Metti ha pronunciato più volte la parola basta a nome degli agenti di assicurazione italiani nel corso della sua appassionata relazione al Comitato centrale di Salerno.

Dopo un lungo periodo di relazioni industriali e istituzionali fondate sul dialogo e sul tentativo di trovare una mediazione con l'Ania da un lato e con l'Isvap dall'altro, la categoria chiede risultati tangibili che si dimostrino in grado di migliorare lo stato di grave disagio nella quale essa versa. L'associazione delle imprese ha infatti risposto negativamente alle ripetute sollecitazioni del sindacato di modificare l'accordo economico nazionale nei suoi snodi fondamentali, rendendosi semmai disponibile, peraltro senza particolare convinzione, ad avviare tavoli tecnici di trattativa su questioni specifiche. Non soltanto le compagnie tentano di spostare a livello aziendale la contrattazione collettiva, puntando su logiche corporative che fanno perdere di vista il quadro complessivo dei temi affrontati, ma fanno resistenza persino sugli istituti secondari che potrebbero essere migliorati senza eccessivi sforzi.

L'istituto di vigilanza, dal suo canto, non accenna ad abbandonare i criteri che hanno ispirato la stesura del percorso ad ostacoli procedurali posto a carico delle agenzie e soltanto in parte dei canali alternativi come banche e poste. Costituito da norme burocratiche spesso inutili, oltreché da collegate sanzioni disciplinari e pecuniarie di particolare rigore, esso intralcia il lavoro degli agenti e non contribuisce ad aumentare la trasparenza del settore.

Se a tutto ciò aggiungiamo gli effetti derivanti dalle attività amministrative e gestionali scaricate gratuitamente dalle compagnie sulle spalle degli agenti, risulta chiaro a chiunque disponga di un briciolo di obiettività che così non si può andare avanti.

«Il tempo è scaduto», ha detto Metti, perché i bilanci delle agenzie sono in rosso fisso e, insieme alla loro sopravvivenza, è ormai a rischio l'equilibrio stesso del sistema distributivo. Eppure i consumatori confermano ogni giorno la propria fiducia agli agenti, visto che l'85% del mercato danni continua ad essere intermediato dalle reti agenziali, nonostante l'incessante sforzo operato dalle compagnie di favorire la crescita della vendita diretta e dei competitori non professionali. E nonostante la campagna mediatica messa in atto dall'associazione delle imprese nel tentativo di gettare discredito sull'immagine professionale degli agenti che hanno deciso coraggiosamente di operare in plurimandato, in un mercato ostile controllato da imprese che ostacolano in ogni modo la piena applicazione della legge 40.

Allora diciamolo con chiarezza: l'affermazione che un agente possa offrire il prodotto di una compagnia piuttosto che di un'altra a seconda delle provvigioni ricevute, anziché in base all'individuazione della risposta più adeguata alle esigenze del cliente, suona come un'offesa grave, soprattutto se pronunciata da manager strapagati. Gli agenti pretendono pertanto la giusta remunerazione del lavoro svolto per conto delle rispettive mandanti e nel contempo chiedono all'Antitrust di difendere l'indipendenza della categoria dalle violazioni della legge Bersani in tema di plurimandato, messe in atto dalle imprese soprattutto nel meridione. Area considerata a rischio, dal cui presidio le compagnie mostrano di volersi sottrarre, nonostante le conseguenze sociali che una scelta di questo genere comporterebbe. Per questi motivi Metti ha detto basta e la categoria è pronta a seguirlo.

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