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La laurea in ingegneria rende

del 05/05/2010
di: Gabriele Ventura
La laurea in ingegneria rende
La laurea in ingegneria è una garanzia per l'inserimento nel mercato del lavoro. Nel 2008, infatti, il tasso di disoccupazione della popolazione in possesso di un titolo universitario in ingegneria è risultato pari al 3,1%, il più basso degli ultimi cinque anni. È quanto emerge dall'indagine «Occupazione e remunerazione degli ingegneri in Italia. Anno 2009», realizzata dal centro studi del consiglio nazionale degli ingegneri. In base ai dati dell'indagine sulle forze di lavoro compiuta dall'Istat per il 2008, i possessori di un titolo accademico di ciclo breve o lungo in ingegneria hanno raggiunto quota 542 mila. Di questi, quasi il 40% ha meno di 35 anni, mentre un ulteriore 41% ha un'età compresa tra i 35 e i 55 anni. Quanto all'appeal della laurea tecnica sul mercato del lavoro, il centro studi afferma che il discorso vale soprattutto per i laureati di ciclo lungo. Come conferma l'indagine Alma Laurea, infatti, il 78% dei laureati 2007 in ingegneria del vecchio ordinamento, a un anno dalla laurea, ha un'occupazione, contro il 54,9% dell'universo dei laureati. La metà, inoltre, ha impiegato due mesi a trovare lavoro e il 40% può contare su un contratto a tempo indeterminato. Dopo i laureati in medicina, inoltre, quelli in ingegneria del vecchio ordinamento, a cinque anni dalla laurea, hanno la retribuzione netta mensile più elevata, pari a 1.678 euro, laddove la media complessiva è inferiore ai 1.350 euro. Quello retributivo, però, si legge nell'indagine, è un punto dolente che accomuna i laureati in ingegneria all'universo degli occupati in Italia. Le retribuzioni nette mensili rivalutate secondo gli indici Istat dei prezzi al consumo, si dimostrano infatti decrescenti. Se i laureati in ingegneria del vecchio ordinamento nel 2000, a un anno dalla laurea, potevano contare su una retribuzione netta mensile di 1.330 euro, i loro colleghi laureatisi nel 2007, afferma il centro studi del Cni, percepiscono quasi 100 euro in meno. E il quadro non cambia se si confrontano i redditi delle diverse coorti di laureati di ciclo lungo in ingegneria a cinque anni dalla laurea. Questo, secondo l'indagine, è il principale motivo che spinge una quota crescente di laureati in ingegneria a cercare lavoro all'estero, dove i livelli retributivi sono superiori in media di circa il 25-30% rispetto a quelli riscontrabili in Italia. Basandosi sull'indagine di Alma Laurea, inoltre, il centro studi è in grado di valutare la condizione occupazionale dei laureati in ingegneria di ciclo breve a tre anni dal conseguimento del titolo. Dividendoli in due tipologie: i «puri», quelli cioè che si sono immatricolati e laureati in corsi del nuovo ordinamento, e gli «ibridi», che si sono immatricolati in corsi quinquennali del vecchio ordinamento e hanno poi conseguito il titolo triennale del nuovo ordinamento. Ebbene, stando ai dati la laurea di primo livello viene percepita dalla grande maggioranza degli studenti in ingegneria come tappa di un percorso formativo più lungo e non come titolo da utilizzare per l'inserimento nel mercato del lavoro. A un anno dal conseguimento del titolo, infatti, quasi l'80% dei laureati di ciclo breve del 2007 ha proseguito gli studi e risulta iscritto ai corsi di laurea specialistica. Distinguendo tra le due tipologie, la quota arriva a sfiorare l'87% tra i laureati «puri», mentre si riduce al 46,5% tra quelli «ibridi». Quasi il 93% dei laureati triennali prosegue, inoltre, il percorso universitario nello stesso ateneo e nell'83,5% dei casi il percorso specialistico prescelto rappresenta il naturale proseguimento del corso di laurea di primo livello frequentato.

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