La novità. L'indennità di maternità (oggi a esclusivo appannaggio delle mamme professioniste) spetterà anche ai papà professionisti, in caso di morte o grave infermità della madre o di affidamento esclusivo del figlio/a al padre. E spetterà anche nel caso in cui non venga richiesta dalla madre. Al fine di ricevere la prestazione (anche solo per la parte residua in caso di parziale godimento da parte della madre), il papà professionista dovrà presentare apposita istanza e certificazione sulla ricorrenza dei prescritti requisiti. L'indennità, si ricorda, è pari all'80% dei cinque dodicesimi del reddito professionale denunciato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello della nascita. Ko tecnico, per mancanza di copertura finanziaria, invece, per un emendamento che avrebbe dato la possibilità agli iscritti alla gestione separata di accedere alla prosecuzione volontaria anche durante lo svolgimento di attività lavorativa comportante il pagamento di contributi alla gestione separata Inps. Una misura che avrebbe permesso, a chi ha perso il posto di lavoro (o cessato la professione), di pagare contributi volontari (a proprie spese) per raggiungere prima il diritto alla pensione nella vecchia gestione previdenziale di appartenenza.
Il dibattito in Aula. Durante i lavori, L'Italia dei valori di Antonio Di Pietro ha annunciato che voterà contro il provvedimento «Le motivazioni illustrate», spiega Antonio Pastore, vicepresidente vicario dell'Adepp, «non hanno alcun fondamento. Il provvedimento è stato accusato di avere delle ripercussioni negative sull'inflazione quando sappiamo che nel paniere Istat le professioni non ci sono, a parte il caso degli avvocati e dei commercialisti. Professioni, ad ogni modo, che hanno già un contributo integrativo al 4% e per le quali cambierà solo la possibilità di gestire al meglio l'importo per garantire pensioni più adeguate».
