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Srl, collegio sindacale a domanda

del 05/05/2010
di: di Luciano De Angelis e Christina feriozzi
Srl, collegio sindacale a domanda
Tutti i soggetti concretamente danneggiabili dalla società, possono chiedere nelle srl la nomina del collegio sindacale. Le disposizioni in tema di revoca del revisore sono immediatamente applicabili e possono essere utilizzate anche per il riallineamento degli incarichi di revisione nei gruppi. I compensi del revisore per servizi di natura diversa dalla revisione legale possono essere deliberati direttamente dal cda. Sono alcune delle posizioni assunte da Assonime nella circolare n. 16 del 3 maggio 2010, in merito al «Testo unico della revisione legale» (si veda ItaliaOggi di ieri).

Nomina del collegio a tutela degli interessati. Il nuovo art. 2477 c.c., stabilisce che, nelle srl, qualora l'assemblea non provveda alla nomina del collegio sindacale, essa deve essere disposta dal tribunale. Ma l'aspetto più interessante riguarda la legittimazione a richiedere la nomina riconosciuta a qualsiasi interessato. In proposito, secondo Assonime, tale soggetto deve avere, in concreto, un interesse effettivo e giuridicamente apprezzabile alla nomina dell'organo di controllo, in considerazione di eventuali danni che la mancata nomina potrebbe causare. Secondo la circolare detta previsione comprende tanto gli amministratori quanto i singoli soci, inoltre, anche i terzi potrebbero essere considerati legittimati a esperire l'azione. Per l'individuazione di questi ultimi, Assonime fa riferimento alla prassi giurisprudenziale relativa alla legittimazione ad impugnare le delibere assembleari affette da nullità, ossia a quei terzi che abbiano instaurato rapporti con la società, tra cui i creditori sociali nonché a quei terzi che, pur non avendo un rapporto contrattuale, possono subire dal compimento dell'atto un danno risarcibile in via extracontrattuale ex art. 2043 c.c.. Da tale novero vanno esclusi i terzi che non abbiano una posizione qualificata che pertanto non risultano legittimati.

La revoca del revisore. La disciplina della revoca del revisore, secondo Assonime, dovrebbe essere considerata immediatamente applicabile, indipendentemente dall'emanazione del regolamento cui l'art. 13 del dlgs 39/10 rimanda per la definizione dei casi e modalità di risoluzione del contratto. A tal fine la circolare si fonda sulle conclusioni della dottrina, secondo cui la giusta causa di revoca del revisore non differisce concettualmente dalla giusta causa richiesta dall'art. 2400 c.c. per la revoca dei sindaci. In effetti, si può parlare di giusta causa di revoca ogni qual volta si verifichi un evento tale da impedire l'ulteriore prosecuzione del rapporto oppure da determinare la menomazione del rapporto fiduciario che deve intercorrere tra il revisore e la società revisionata. Questi eventi possono consistere in veri e propri inadempimenti della società di revisione ai propri doveri oppure in situazioni che pregiudicano la qualità del servizio offerto dal revisore. Infine, osserva Assonime, che in via più generale anche il riallineamento degli incarichi di revisione nei gruppi, motivato non da esigenze di rispetto della qualifica di revisore principale ma da esigenze di impostazione di un piano di conferimento degli incarichi gestibile e razionale, possa costituire una giusta causa di revoca.

La determinazione dei corrispettivi di revisione. Resta l'assemblea che conferisce l'incarico di revisione a dover determinare anche il compenso per l'attività esercitata dal revisore. La novità riguarda il fatto che il corrispettivo sia determinato, per l'intera durata dell'incarico, in aggiunta ai criteri per l'adeguamento dello stesso. Nella circolare si ritiene l'attribuzione di tale potere all'assemblea non delegabile all'organo di amministrazione in quanto strumentale a garantire l'imparzialità di giudizio del revisore rispetto all'operato degli amministratori. D'altro canto, non dovrebbe, invece, rientrare in tale competenza la determinazione di quei compensi attribuiti al revisore o alla società di revisione per i servizi di natura diversa dalla revisione legale. Di conseguenza, il compenso per tali servizi aggiuntivi dovrebbe essere deliberato direttamente dal cda, o dall'organo delegato, in quanto si qualifica come corrispettivo dovuto a fronte di prestazioni professionali, che rientrano istituzionalmente nella competenza dell'organo di gestione.

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