Consulenza o Preventivo Gratuito

Sud, per le donne contratti agevolati

del 01/05/2010
di: La Redazione
Sud, per le donne contratti agevolati
Per superare il gap occupazionale delle donne occorre «agire su tre leve: modulando l'orario di lavoro (chiedendo alle parti sociali un accordo tra loro)», puntando alla «diffusione dei servizi di cura» e «investendo nella formazione». Ad affermarlo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante una conferenza stampa sul lavoro femminile, nel corso della quale il ministro ha ricordato che il basso tasso di occupazione delle donne interessa largamente il Mezzogiorno e sarebbero quindi utili contratti di inserimento agevolati per le donne nel Sud. Si tratterebbe di contratti che dovrebbero prevedere agevolazioni «contributive» ma «l'Ue», ha spiegato Sacconi, «nega (con un regolamento emanato nel 2008) il possibile sostegno per divario territoriale. L'Europa non consentirebbe norme “donne versus uomini”, figuratevi un costo del lavoro legato al genere. Ma almeno», ha detto il ministro, «noi chiediamo che venga consentito a livello territoriale» perché «rivendichiamo le differenze territoriali». Sacconi ha poi ribadito che dal punto di vista previdenziale «occorrono regole uguali a condizioni uguali e regole diverse a condizioni diverse» e che quindi nel settore privato il governo non interverrà sull'età pensionabile delle donne.

Quanto ai dati sull'occupazione, nel 2009 meno di metà delle donne in Italia lavorano (il tasso di disoccupazione femminile si attesta intorno al 46,4%facendo registrare una riduzione di otto decimi di punto percentuale rispetto all'anno precedente) e tra le diverse aree del paese la situazione è drasticamente diversa: al Sud lavorano meno di una 1 donna su 3 (il 30,6%), contro il 56,5% del Nord e il 52% del Centro. Fotografia simile quella scattata guardando al tasso di disoccupazione: in totale siamo al 9,3%, con la punta del Mezzogiorno, il 15,3%; mentre il tasso al Nord è del 6,4% e al centro il 9,2%. I dati provvisori del primo trimestre 2010 indicano invece che circa 2 milioni di lavoratori hanno avuto un nuovo contratto di lavoro, di cui circa il 50% donne, un dato costante rispetto allo stesso trimestre del 2009. Mentre i lavoratori che hanno terminato un rapporto di lavoro (come la fine di un contratto, il pensionamento o il licenziamento) nel primo trimestre 2010 ammontano a poco meno di un milione e mezzo, di cui il 44% rappresentato da donne, con un andamento «lievemente positivo» rispetto allo stesso trimestre di un anno prima.

vota