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Merci distrutte, niente tasse

del 01/05/2010
di: di Roberto Rosati
Merci distrutte, niente tasse
Se le merci introdotte irregolarmente nella Comunità vengono sequestrate e distrutte prima del superamento del primo ufficio doganale, l'importazione non si considera avvenuta, per cui non sono dovuti né i dazi, né le accise, né l'Iva. Questo, in sintesi, è quanto ha dichiarato la corte di giustizia Ue con la sentenza 29 aprile 2010, nel procedimento C-230/08, scaturito da una controversia tributaria sorta in Danimarca in seguito alla scoperta di alcune operazioni di contrabbando di sigarette. Poiché le merci erano state subito intercettate, all'atto dell'ingresso nella Comunità, sequestrate e poi avviate a distruzione senza che fosse mai venuto meno il possesso da parte delle autorità doganali, la società garante del trasporto in regime Tir riteneva infondata la pretesa dei tributi connessi all'importazione e aveva, pertanto, impugnato gli accertamenti fiscali. Dubitando della corretta interpretazione delle pertinenti disposizioni della normativa comunitaria in materia di dazi doganali, di accise e di Iva all'importazione, il giudice dell'appello decideva di sospendere la causa e chiedere lumi alla corte di giustizia. Sulla prima questione, nella sentenza di ieri la corte ricorda che, secondo la propria giurisprudenza, devono considerarsi oggetto di un'introduzione irregolare nel territorio doganale della Comunità, ai sensi del codice doganale, le merci che, avendo attraversato la frontiera terrestre esterna della Comunità, si trovano nel detto territorio oltre il primo ufficio doganale senza essere state dichiarate in dogana; ai fini dell'estinzione dell'obbligazione doganale, il sequestro delle merci introdotte deve intervenire prima che superino il primo ufficio doganale comunitario. Di conseguenza, il sequestro delle merci, accompagnato dalla contemporanea o successiva confisca, può comportare l'estinzione dell'obbligazione doganale solo se è avvenuto prima che le merci abbiano oltrepassato la zona dove si trova il primo ufficio doganale situato all'interno del territorio doganale comunitario. Questa interpretazione, puntualizza la corte, vale anche per i trasporti di merce effettuati con un carnet Tir.

La questione va dunque risolta nel senso che le situazioni in cui le merci trattenute all'atto della loro introduzione nel territorio doganale comunitario dalle autorità nella zona in cui si trova il primo ufficio doganale della frontiera esterna della Comunità, e contemporaneamente o successivamente distrutte dalle autorità, dopo essere rimaste sempre in loro possesso, rientrano nella nozione di merci sequestrate e contemporaneamente o successivamente confiscate, con la conseguenza che l'obbligazione doganale si estingue ai sensi dell'art. 233, primo comma, lett. d), del codice doganale.

Analogamente, sulla seconda e sulla terza questione, concernenti le accise e l'Iva, la corte ha dichiarato che, nella situazione sopra descritta, le merci debbono considerarsi non importate nella Comunità, con la conseguenza che il fatto generatore dell'accisa e dell'Iva non sorge. Diverso è il caso in cui le merci vengano sequestrate dopo la loro irregolare introduzione in tale territorio, cioè a partire dal momento in cui hanno lasciato la zona nella quale si trova il primo ufficio doganale ubicato all'interno della Comunità: in tal caso, il fatto generatore si verifica e quindi i tributi sono esigibile, a nulla rilevando la distruzione delle merci.

Infine, la Corte ha dichiarato che le autorità dello stato membro di frontiera esterna della Comunità attraverso la quale sono state irregolarmente introdotte le merci nel territorio doganale comunitario sono competenti a riscuotere l'obbligazione doganale e l'Iva anche se tali merci sono state successivamente instradate in un altro stato membro dove sono state scoperte e quindi sequestrate. Alle autorità di quest'ultimo stato spetta invece la riscossione dell'accisa, sempreché le merci siano detenute a fini commerciali.

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