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Sicilia, rate lunghe

del 01/05/2010
di: di Antonio G. Paladino
Sicilia, rate lunghe
I contribuenti siciliani, in temporanea difficoltà economica, potranno dilazionare i pagamenti degli importi iscritti a ruolo in un massimo di centoventi rate, anziché settantadue, come prevede l'articolo 19 del dpr n. 602/73.

È quanto ha ammesso l'ufficio legale della regione siciliana, in un interessante parere rilasciato al locale assessorato alle finanze, con il quale ammette che la regione siciliana, per le prerogative concesse dal suo Statuto, può benissimo intervenire, con norma di rango primario, anche sulla disciplina dei tributi erariali. Con un limite, però, vale a dire quello di intervenire sul solco già segnato dal sistema tributario statale e dai principi della legislazione statale per ogni singolo tributo.

Un principio, quello che ha fatto rilevare l'ufficio legale della Regione, che si riconduce alla giurisprudenza del giudice di legittimità, vale a dire che deve sempre sussistere l'esigenza fondamentale di «unitarietà» del sistema tributario, senza dimenticare il necessario coordinamento con la finanza statale, «così da non derivare turbamento ai rapporti tributari nel resto del territorio nazionale» (cfr. Corte costituzionale, n. 9/1957).

Infatti, si legge nel parere, con riferimento a norme regionali attributive di specifiche agevolazioni in campo tributario, la stessa giurisprudenza della Consulta ha più volte ammesso che «per sovvenire a interessi locali di rilievo, la Regione Siciliana può concedere agevolazioni fiscali che rispondono a tipizzazioni già previste dalla legislazione statale».

Così, da questi principi, il parere dell'ufficio legale ritiene che un'eventuale ipotesi di aumento del numero delle rate «possa ritenersi rispettoso del limite sancito dalla Consulta». Ciò in quanto il sistema di rateazione è previsto dalla norma statale e che il principio da osservare può individuarsi nella concessione del potere di dilazionare il pagamento in un numero massimo di rate a seguito dell'accertata temporanea situazione di difficoltà del contribuente che richiede l'agevolazione.

Né può essere invocata, inoltre, l'ipotesi che la differenza quantitativa tra le due legislazioni (statale e siciliana) porterebbe un privilegio a quest'ultima. Infatti, il beneficio ipotizzato delle centoventi rate, piuttosto che le settantadue previste dal legislatore nazionale, si traduce, in termini monetari, in un aumento della somma da restituire a titolo di interessi. E comunque, conclude il parere, la concessione dell'agevolazione regionale va giustificata con l'indicazione «delle particolari condizioni di disagio da cui scaturisce l'esigenza di tutelare particolari interessi locali degni di rilievo».

Infine, l'invocata seconda ipotesi, alternativa all'allungamento delle rate, di sospendere la riscossione per un anno, è stata bocciata perché «potrebbe dar luogo a rilievi di legittimità costituzionale», in quanto ipotesi oggi non prevista nel testo della legge statale.

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