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Pubbliche relazioni, la Difesa non taglia

del 29/04/2010
di: La Redazione
Pubbliche relazioni, la Difesa non taglia
La scarsa trasparenza dei ministeri e le carenze nel monitoraggio da parte degli uffici preposti al controllo sono alla base del bilancio, tutt'altro che positivo, della stretta sulle spese di rappresentanza della p.a. La Corte dei conti ha tirato le somme del primo triennio di attuazione (2006-2008) delle norme, introdotte dalla Finanziaria 2006 (art. 1, commi 10 e 173 della legge n. 266 del 2005) che impongono di tagliare la spesa delle p.a. per convegni, relazioni pubbliche, mostre, pubblicità e rappresentanza per un ammontare superiore al 50% (percentuale poi ridotta al 40%). Nella relazione della sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello stato, adottata con deliberazione n. 7/2010 diffusa ieri, la Corte ha passato ai raggi X i 12 ministeri oggi operanti (al momento dell'emanazione della legge erano 19 ndr) mettendo in evidenza tutte le difficoltà incontrate nel rispettare i limiti di legge.

Molti secondo la Corte i capitoli di spesa «promiscui» dove per esempio la sponsorizzazione della mostra si è accompagnata a studi e ricerche, o altre anomalie come le esternalizzazioni della pubblicità, per cui un ente ha curato gli eventi ad un altro (emblematico il caso della Sogei che ha effettuato questo tipo di spese per conto dell'Agenzia del territorio).

Ma se alcuni ministeri escono promossi dall'analisi della Corte (Esteri, Interno e Giustizia su tutti), altri come la Difesa in ciascuno dei tre anni presi in esame dai magistrati contabili hanno sempre superato il limite di spesa fissato dalla Finanziaria. E non di poco. Nel triennio 2006-2008 il limite era di 7,9 milioni di euro e il dicastero allora guidato da Arturo Parisi ha speso 30,9 milioni nel 2006, 28,9 nel 2007 e 26,6 nel 2008 (quando a maggio è arrivato Ignazio La Russa). Tanto che la Corte si è vista costretta a convocare il capo dell'ufficio bilancio del ministero il quale, si legge nella relazione, si è limitato a contestare i dati, senza tuttavia produrre memorie o chiarimenti.

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