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Urgente affrontare il caro-prezzi

del 28/04/2010
di: di Marco Paolo Nigi, segretario generale Confsal
Urgente affrontare il caro-prezzi
Politici ed economisti sostengono con sempre maggiore convinzione che la crisi economica che ha sconvolto il mondo sia in via di risoluzione. In particolare l'Italia, sempre in base a quanto si afferma, avrebbe compiuto passi importanti sulla strada della normalizzazione economica. Sarà anche vero, ma il 90 per cento delle famiglie italiane non se n'è accorto perché non ha tratto alcun beneficio da questa favorevole congiuntura. Anzi, fa sempre più fatica ad arrivare anche solo alla metà del mese. Il dato è confermato dal Bollettino statistico della Banca d'Italia che nel suo Supplemento rileva come le famiglie in media abbiano visto svanire tra il 2007 e il 2008 qualcosa come l'1,9 per cento della loro ricchezza a prezzi correnti. Ovvero, 161 miliardi persi in un solo anno.

Nel 2009 le cose sono andate ancora peggio perché – e questa volta è l'Istat a documentarlo -, al netto dei tabacchi, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività ha presentato a novembre una variazione congiunturale di +0,1 per cento con una variazione annuale pari a +0,7/0,8 per cento. Il dato si riferisce a un paniere di beni acquistati dalle famiglie di operai e impiegati che proprio perché più bisognose risultano più colpite della media. Da qui un'ulteriore caduta dei consumi nel 2009 stimabile a meno 2,5-3 per cento e addirittura a meno 4 per cento per le famiglie a reddito fisso, con una riduzione della spesa di 30 miliardi.

I motivi di questa debacle economico-familiare li abbiamo illustrati più volte: retribuzioni e pensioni non adeguate al costo della vita, mutui e affitti salatissimi, e quindi potere d'acquisto ridotto al lumicino. Il tutto porta a una serie di restrizioni per contenere le spese che si avvicinano tanto a quelle che solitamente si sostengono in un'economia di guerra: riscaldamenti ridotti all'essenziale, spese mediche sempre più contenute, acquisti di abiti rinviati a tempi migliori, bollette pagate saltuariamente, e così via. Come se tutto questo non bastasse, sulle famiglie pesa come un macigno la speculazione. L'ultimo caso eclatante riguarda gli aumenti eccessivi del prezzo della pasta che dal 2007 a oggi è aumentata del 50 per cento in maniera del tutto ingiustificata. Secondo la Coldiretti, il prezzo del grano è sensibilmente diminuito tanto che oggi si è attestato sui 18 centesimi al chilo mentre, tenendo conto anche delle spese di trasformazione, il prodotto finito viene pagato dalle famiglie il 400 per cento in più. E questo a opera delle maggiori case produttrici di pasta che, oltretutto, per non farsi concorrenza tra loro, attuano un immorale “cartello”.

È vero che della questione si sta interessando la Guardia di Finanza, ma le multe comminate non allevieranno in nessun modo il disagio economico di tanti cittadini. È anche vero che le multe sono sempre un deterrente, ed è auspicabile che, acquisiti i fatti, si proceda nei confronti degli speculatori. Vederli perseguiti sarebbe una piccola soddisfazione, anche se d'interesse marginale, dato che la situazione economica di molte famiglie è vicina al collasso e si sta ulteriormente deteriorando. Ora, la speranza è che i partiti politici di governo e di opposizione, accantonando almeno per una volta le contrapposizioni di parte, cerchino un accordo per discutere e, speriamo, varare le riforme di cui il paese ha estremo bisogno. Riforme importanti, dal momento che riguardano giustizia, fisco, occupazione e che sono l'assoluta priorità. Nondimeno, riteniamo doveroso, anche da un punto di vista morale, che i nostri politici affrontino e risolvano anzitutto il problema della sopravvivenza di milioni di famiglie attuando quei provvedimenti che la Confsal ha indicato e sollecitato da tempo: sostanziosi sgravi fiscali e adeguamento per quanto possibile al costo della vita di retribuzioni e pensioni. Questa è una priorità assoluta. Se ne prenda nota e si agisca di conseguenza con tutta l'urgenza che il caso richiede.

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