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I conti dell'Inps vanno a gonfie vele

del 28/04/2010
di: di Simona D'Alessio
I conti dell'Inps vanno a gonfie vele
Splende il sole sui conti dell'Inps: nel 2009 l'avanzo ha sfiorato gli 8 miliardi di euro, un dato in grado di «trasferire a tutto il paese una rinnovata dose di fiducia», dopo «l'anno probabilmente peggiore per l'economia mondiale». Parola di Antonio Mastrapasqua, presidente e commissario dell'Istituto, che alla presentazione ieri a Montecitorio del rapporto annuale ha sottolineato come grazie all'effetto delle finestre di uscita e al sistema delle quote si sia raffreddato il calore del nostro sistema previdenziale. Risultato: la domanda di pensioni di anzianità si è dimezzata (diminuite del 4% quelle liquidate in corso d'anno, con punte di -11,3% per i dipendenti). L'intera spesa, non considerando le indennità d'accompagnamento agli invalidi civili, si è attestata intorno ai 173 miliardi (+3% rispetto al 2008 e un'incidenza sul pil dell'11,32%, a fronte del 10,69% dell'anno passato); 905.996 i titolari di almeno una prestazione. Il patrimonio netto ha raggiunto i 45.272 milioni, la gestione economica ha presentato un risultato positivo di 5.956, mentre le entrate contributive sono arrivate a 148.559 e quelle derivanti da trasferimenti dal bilancio dello stato sono state pari a 83.036. Merito, fra l'altro, dell'aumento al 25% dell'aliquota contributiva dovuta dagli iscritti alla gestione separata, nonché il riconoscimento a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, in via sperimentale per il 2009-2011, di una somma in un'unica soluzione pari al 10% del reddito percepito nell'anno precedente. Confortanti gli esiti dell'attività di recupero dell'evasione contributiva: 4,6 miliardi, con un progresso del 66% rispetto al 2008. Nel corso del 2010 saranno oltre 600.000 le nuove verifiche e l'Istituto si aspetta almeno 2 miliardi di entrate aggiuntive. Nella lotta al lavoro nero sono stati circa 100.000 i rapporti annullati perché fittizi, soprattutto in agricoltura e oltre 70.000 i lavoratori irregolari o in nero scovati in 80.000 aziende per un totale di 1,5 miliardi di contributi evasi. Cifre da cui si può desumere, secondo Mastrapasqua, che una riforma della previdenza «non serve», così come per Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, gli interventi significativi sono stati già compiuti. Per il presidente della camera Gianfranco Fini, va garantito il potere d'acquisto delle pensioni future, poiché «se non studiamo nuove soluzioni per rendere socialmente più sostenibili gli esiti della riforma Dini, accadrà che nel 2035 il tasso di sostituzione sarà per i lavoratori autonomi e per i subordinati, rispettivamente del 43% e del 58% dell'ultimo reddito da lavoro». L'inquilino di Montecitorio, inoltre, ha evidenziato l'importanza di sviluppare la previdenza complementare nella consapevolezza che, mancando «un serio punto di riferimento istituzionale», i fondi integrativi stentano a prendere il largo. L'Avvocatura dell'Inps (soggetto che detiene il primato nel contenzioso nazionale, ndr), infine, ha aumentato i livelli di efficienza: i legali «interni» hanno trasformato il 55% delle soccombenze in quasi il 61% dei successi.

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