La riforma forense affonda al senato. Ieri, infatti, è stato letto in aula il parere della commissione bilancio. Che ha stroncato buona parte del testo di riordino dell'avvocatura. In più, sono stati presentati per ora circa 800 emendamenti, di cui 200 dalla stessa maggioranza. E il termine scadrà venerdì prossimo. Risultato: la seduta di ieri è stata interrotta su indicazione dello stesso presidente della commissione giustizia, Filippo Berselli (Pdl), per valutare il prosieguo dei lavori. “Ci sembra infatti di capire”, ha detto in riferimento al parere della quinta commissione, “che, mentre non sono state sollevate obiezioni sui primi cinque articoli del provvedimento alla nostra attenzione, per il resto occorre svolgere un certo esame. Mi sembra quindi di capire che sia stato in qualche modo interessato l'impianto del disegno di legge”. E non è escluso che il ddl, come richiesto a gran voce dall'opposizione, ritorni in commissione giustizia per un nuovo esame. Nel dettaglio, la commissione bilancio ha espresso “parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli articoli 22, comma 1, ultimo periodo, nonché comma 2; 23, comma 4; 28, comma 2, nonché sull'articolo 38”. L'articolo 22 riguarda gli avvocati negli enti pubblici, dove “non appare chiaro se la norma faccia salvi solo i rapporti di lavoro in essere o se costituisca una deroga permanente al principio di incompatibilità. Segnala inoltre al comma 1, ultimo periodo, la previsione di un'area di contrattazione separata per gli avvocati negli enti pubblici; nonché la previsione, al comma 2, dell'affidamento della responsabilità degli uffici a avvocati iscritti nell'elenco speciale, occorrendo valutarne gli effetti nell'ambito degli enti pubblici”. Riguardo all'articolo 23 “occorre segnalare il comma 4”, osserva la commissione bilancio, “che sottrae il Cnf e gli ordini circondariali al controllo della Corte dei conti, pur definendo la proposta di legge tali organi enti pubblici non economici (comma 3), dal regolamento di contabilità degli enti pubblici e dalle norme concernenti il comparto del pubblico impiego per i dipendenti di tali enti”. La commissione ha poi espresso condizioni su un'altra decina di articoli. Sebbene a fine seduta Berselli abbia scongiurato il ritorno del testo in commissione giustizia e i lavori siano stati rinviati a oggi, il rischio appare concreto anche alla luce della conferenza dei capigruppo di ieri. Dove, come ha detto in aula Felice Belisario (Idv), sono stati sollevati “una serie di interrogativi”. “Immaginavamo, infatti, che emendamenti così numerosi, di cui molti contrastanti, di un testo che al contrario ha visto una larga condivisione in commissione, obbligassero il nostro buon senso a ritornare nelle commissioni per portare poi in aula un testo che fosse il più possibile condiviso e certamente omogeneo”. Dopo la spinta del governo, sceso in campo settimana scorsa con l'intervento del ministro della giustizia, Angelino Alfano, si profila quindi un nuovo stop per la riforma forense.