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Tempi stretti sul federalismo

del 28/04/2010
di: di Francesco Cerisano
Tempi stretti sul federalismo
Tempi stretti sul federalismo fiscale. La tabella di marcia per arrivare a centrare la scadenza del prossimo 21 maggio (data ultima per varare il decreto che trasferirà agli enti locali i beni demaniali inutilizzati) non ammette tentennamenti. Anche perché entro il 21 maggio 2011 dovranno vedere la luce gli altri provvedimenti attuativi della legge n. 42/2009 e quindi i relativi testi dovranno essere presentati in parlamento al massimo per il prossimo mese di dicembre. Con l'audizione del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, sono entrati nel vivo i lavori della commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale a cui spetta il parere sugli schemi di dlgs. Un compito che non si annuncia facile, visto che la commissione presieduta da Enrico La Loggia dovrà trovare la quadratura del cerchio non solo con le opposizioni, ma anche con le diverse anime, più o meno federaliste, della maggioranza. La Loggia ha promesso che «i tempi saranno rispettati e il federalismo demaniale diventerà realtà entro la fine di maggio». Ma sarà indispensabile la collaborazione del parlamento. Calderoli lo sa bene anche se dice di non temere che gli attriti nella maggioranza delle ultime settimane (sfociati nella lite tra Fini e Berlusconi alla direzione nazionale del Pdl di giovedì scorso) possano insabbiare il provvedimento che tanto sta a cuore alla Lega. «Credo che un provvedimento che prende i beni dello stato, finora sottoutilizzati, e li mette a disposizione del territorio sia una cosa molto positiva», ha commentato il ministro leghista uscendo da palazzo San Macuto. «Voglio vedere chi può essere contrario a una cosa del genere». Calderoli ha rivendicato come il federalismo fiscale abbia avuto un «largo confronto» in parlamento e «non ci sia stata nemmeno una forza politica che non ha visto accolta almeno una delle proprie proposte». «C'è stata da sempre», ha aggiunto, «la volontà di affrontare il problema in termini di garanzia e coesione sociale». Il Sud dunque può stare tranquillo. «Il federalismo», ha assicurato il coordinatore del Carroccio, «è nato ed è stato impostato esattamente per ridurre il divario. Una volta stabilito che a tutti verranno erogati integralmente i finanziamenti per le funzioni fondamentali, le risorse verranno assicurate anche nelle zone dove oggi queste funzioni, civili e sociali, non sono garantite. A condizione che il finanziamento sia chiaro e trasparente per tutti: se una cosa costa dieci, deve continuare a costare dieci e non passare a quindici». Il ministro ha poi confermato che il federalismo fiscale è solo uno dei tre tasselli che andranno a comporre il nuovo assetto istituzionale dello stato. Gli altri sono il Codice delle autonomie (che ridisegnerà la governance degli enti locali eliminando gli enti intermedi inutili e i centri di duplicazione della spesa) e il superamento del bicameralismo perfetto, primo esempio, secondo Calderoli, di inefficiente duplicazione di funzioni. Calderoli si è detto favorevole a un'ipotesi di «bicameralismo paritario e specializzato dove non ci sono camere di serie A e di serie B, ma i due rami del parlamento svolgono compiti diversi». Sul secondo decreto attuativo del federalismo, che invece riguarderà l'autonomia impositiva dei comuni e delle province e attribuirà ai sindaci la titolarità di un nuovo super-tributo immobiliare, Calderoli ha rassicurato che non sarà istituita nessuna nuova tassa «ma l'idea è di arrivare a unificare in una cosiddetta service tax tutti i servizi che un ente locale gestisce e offre al cittadino». In ogni caso, ha tranquillizzato il ministro, «non c'è nessuna intenzione di reintrodurre l'Ici».
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