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R&S, il bonus-beffa

del 27/04/2010
di: di Valerio Stroppa
R&S, il bonus-beffa
Il bonus è spettante, ma non è fruibile per mancanza di fondi. Questa la sintesi che, in definitiva, segna un altro punto a favore dell'amministrazione finanziaria nella class action fiscale che vede, davanti alla Ctp di Pescara, migliaia di imprese opposte al diniego alla fruizione del credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo operato dal click day del 6 maggio 2009. La IV sezione della commissione pescarese, della quale finora non si conosceva l'orientamento, ha infatti respinto i ricorsi degli esclusi. I verdetti favorevoli all'ufficio, pertanto, sommando il lavoro delle tre sezioni attive nella Ctp (la 2° sezione risulta congelata), parla di circa 1.200 pronunce favorevoli al fisco e di circa 750 appelli accolti. Ma la forbice rischia di ampliarsi, dal momento che presso la IV sezione pendono ancora 380 procedimenti. Le udienze dovrebbero concludersi entro giugno: un risultato che coronerà mesi di intensa attività giudicante da parte dei magistrati tributari di Pescara, abituati in passato a decidere in media 900-1000 procedimenti all'anno e che in questi primi mesi del 2010 sono già ben oltre le 2 mila pronunce. Va ricordato che l'Agenzia delle entrate ha già annunciato che presenterà ricorso in Ctr avverso le pronunce favorevoli ai contribuenti (ItaliaOggi del 6/2/10). Tornando all'orientamento della IV sezione, il collegio ha ritenuto che il provvedimento di diniego di nulla osta emanato dal Centro operativo di Pescara appare legittimo, in quanto la previsione della capienza di bilancio risulta in linea con la tutela dei valori costituzionalmente protetti. Come si evince dalla sentenza n. 57/4/10, depositata il 29 marzo scorso, l'intervento legislativo del 2009 (ovvero dell'articolo 29 del dl n. 185/2008, che ha correlato il credito d'imposta alle disponibilità finanziarie) «…non è irragionevole, ed è ispirato al rispetto di altri valori ed interessi di valenza costituzionale, con la conseguenza che alcuna censura può essere mossa all'Ufficio Finanziario, che si è limitato ad applicare una norma vigente». Tuttavia, anche i giudici della IV sezione sottolineano che il dl anticrisi non ha negato il diritto quesito, ma ha inciso solo sulle modalità della sua fruizione. In altre parole, «il legislatore si è fatto carico di tutelare quel diritto, senza sopprimerlo, ma modulandolo diversamente in funzione della compatibilità con la spesa pubblica». Dunque non può essere disposto l'annullamento del diniego, in quanto esso adempie alla funzione che il legislatore gli ha dato, ma ciò non significa che con quell'atto l'ufficio abbia revocato o annullato il diritto del contribuente alla deduzione del credito d'imposta, che risulta invece sussistente. «Dalle sentenze», evidenzia l'avvocato Federica Malvezzi (che si è vista accogliere, dalla III sezione, tutti i 60 ricorsi presentati), «emerge con evidente chiarezza come sia stata accertata l'esistenza del diritto, per le imprese, di usufruire del credito d'imposta per la ricerca».

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