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Sicurezza, non solo norme e sanzioni

del 22/04/2010
di: Vincenzo Lucarelli
Sicurezza, non solo norme e sanzioni
Non è compito del sindacato sostituirsi al legislatore. Tanto meno surrogarlo. Tuttavia, in materia di sicurezza sul lavoro il sindacato deve dire la sua . Non solo! Ma deve anche far comprendere che, pur non essendo inutile l'inasprimento delle norme, è superfluo aggiungere qualcosa a ciò che già esiste. A conti fatti, il vero problema sta nella tempestività degli interventi di prevenzione e della stessa sanzione, al di là che questa possa essere anche esemplare. Un concetto già ribadito qualche anno fa dal procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli (nella città della Thyssen) a chi gli chiedeva di indicare le ragioni dell'inefficienza del sistema prevenzionale, finalizzato a ridurre gli incidenti mortali nelle aziende. Inoltre, è opportuno sottolineare che ogni ispettore del lavoro dovrebbe tenere sotto controllo 477 imprese. Per cui è su questo dato che bisognerebbe riflettere per avviare un rigoroso monitoraggio capace di interrompere una serie di morti bianche. Del resto, di fronte a 4 milioni e 300 mila aziende da controllare, 9 mila ispettori sono insufficienti, anche se comprendono i carabinieri, i dipendenti dell'Inps e dell'Inail, nonché i tecnici delle Asl.

Se questo è il rapporto tra personale e aziende, una domanda sorge spontanea: Il tallone d'Achille della sicurezza sui luoghi di lavoro può dirsi rappresentato dall'assenza di regole?

È convinzione diffusa che, al dunque, ben pochi infortuni sarebbero evitabili per decreto, dal momento che la normativa presente nel Testo unico sulla sicurezza, di recente promulgazione, di per sé non basta. Può fornire un contributo a razionalizzare le indicazioni del legislatore rendendo più chiara la loro applicazione. L'esperienza sul campo insegna che bisogna intervenire sull'organizzazione del lavoro, sulla cultura della prevenzione e sui comportamenti umani. Inoltre, le azioni antinfortunistiche non possono essere sporadiche, in quanto non sarebbero in grado di incidere sui modi di essere e di fare consolidati. Le stesse azioni devono seguire, invece, un andamento quotidiano, sistematico e consapevole nella concretezza del rapporto tra uomo-macchina e ambiente, a cui debbono concorrere più soggetti, motivati a raggiungere determinati standard di prevenzione.

Infine, non si tratta di mettere sotto accusa le aziende, perché, secondo il sindacato, le soluzioni al problema vanno concordate insieme, responsabilizzando tutti gli attori e i protagonisti verso lo stesso obiettivo. Anche l'idea relativa alla detassazione degli investimenti per migliorare la sicurezza è un'ipotesi percorribile: le Asl e l'Inail hanno calcolato che i primi tre giorni di infortunio costano quasi 800; mentre in sei mesi la cifra arriva a 28.870.

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