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Licenziamenti, decide il giudice

del 22/04/2010
di: di Daniele Cirioli
Licenziamenti, decide il giudice
Quella del Tribunale resta l'unica via per impugnare i licenziamenti. La clausola sull'arbitrato, infatti, non potrà mai riguardare le controversie relative alle risoluzioni del contratto di lavoro. E' quanto stabilito, tra l'altro, dalla commissione lavoro della camera che ha approvato ieri gli emendamenti al collegato del relatore Giuliano Cazzola, al fine di superare le criticità formulate dal Capo dello stato. Respinti, invece, tutti gli emendamenti dall'opposizione e uno del governo, battuto ai voti. Soddisfazione è stata espressa dal ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, che ha ringraziato la Commissione per «l'ottimo lavoro svolto, introducendo modifiche all'arbitrato che il governo condivide e che corrispondono alla volontà condivisa delle parti sociali».

Ddl in Aula il 28 aprile. Come da agenda dei lavori, la commissione ha votato ieri gli emendamenti al collegato, al terzo passaggio alla Camera per i rilievi formulati dal presidente della repubblica. In tutto 125 (il termine di presentazione è scaduto ieri mattina alle 9). Martedì prossimo, dopo aver acquisito il parere delle altre commissioni, verrà dato mandato al relatore a riferire in aula a Montecitorio dove l'approdo del collegato è previsto per mercoledì 28 aprile. Dopo il voto dell'aula, il provvedimento dovrà passare a Palazzo Madama dove, auspica il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli, in assenza di richieste di modifiche, vi dovrebbe essere il via libera definitivo.

Governo battuto. Le novità riguardano esclusivamente i punti critici del capo dello stato, mentre è stato escluso il rimpasto generale del provvedimento come richiesto dall'opposizione tramite gli emendamenti, tutti bocciati. Stessa sorte è toccata all'emendamento del governo che puntava a modificare l'articolo 20 sui lavoratori esposti all'amianto sulle navi di stato, respinto ai voti (16 a 16, tra maggioranza e opposizione). Ma «la mancata approvazione», ha spiegato Giuliano Cazzola, vice presidente della commissione lavoro, «è recuperabile in aula», precisando che «l'articolo 20 rimane nel testo, nella sua attuale formulazione e che in assemblea arriverà un emendamento, presentato da un deputato, uguale a quello del governo».

Conservazione o modernizzazione. Le novità più attese sono quelle relative all'arbitrato. Gli emendamenti, come annunciato (si veda ItaliaOggi di ieri), trasformano in norma l'accordo delle parti sociali dell'11 marzo prevedendo che la clausola compromissoria (cioè il patto sul ricorso all'arbitro in luogo del giudice) non possa essere concordata e sottoscritta all'atto dell'assunzione né durante il periodo di prova, e che non possa riguardare controversie sulla risoluzione del contratto di lavoro. E qui, contrariamente alle attese, le modifiche approvate ieri non lasciano aperta alcuna via all'introduzione dell'arbitrato sui licenziamenti.

Fissano di principio, infatti, la non applicabilità «alle controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro», cancellando così pure l'ipotesi che l'estensione ai licenziamenti potesse arrivare dalla contrattazione collettiva (si veda ItaliaOggi di ieri). Alla fine, dunque, passa la linea della conservazione sul rinnovamento del diritto del lavoro. Mandando così in fumo i 4 anni di lavoro nella gestazione del collegato che, sulla via della modernizzazione invece, aveva aperto la strada alternativa alla risoluzione giudiziale delle vertenze, in particolare a quelle sui licenziamenti, che rappresentano la gran parte del contenzioso.

Altra modifica stabilisce che davanti alle commissioni di certificazione (il loro coinvolgimento resta vincolante per la convalida della volontà di ricorso all'arbitrato) le parti, cioè lavoratore e datore di lavoro, possono farsi assistere da legali di fiducia, rappresentanti sindacali o un professionisti.

Per l'operatività del nuovo arbitrato è richiesta la disciplina da parte della contrattazione collettiva. Il collegato lavoro attribuiva potere sostitutivo al ministro del lavoro, nel silenzio di 12 mesi. Gli emendamenti approvati ieri modificano tale previsione, riconoscendo al ministro solo il compito di convocare le parti per promuovere l'accordo. Ed aggiungono che, decorsi inutilmente altri 6 mesi, il ministro potrà individuare in via sperimentale, con proprio decreto, le modalità operative tenuto conto del confronto tra le parti sociali.

Le reazioni. «È un giudizio positivo perché è stata accolta la proposta che avevamo fatto con le parti sociali che escludeva dall'arbitrato le controversie che riguardavano i licenziamenti». Così il commento di Luigi Angeletti segretario generale Uil. «È un passo avanti importante», prosegue, «adesso ne aspettiamo un altro sul fatto che il lavoratore possa scegliere solo dopo aver superato il periodo di prova, quando non ci sono più realistici condizionamenti». Per la Cgil, invece, le modifiche votate ieri non bastano per «cambiare il senso di una legge sbagliata che continua a mantenere punti evidenti di incostituzionalità». Secondo Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, «permangono misure molto gravi come per esempio la certificazione in deroga ai contratti collettivi nazionali di lavoro e i vincoli al ruolo del giudice del lavoro. Infine, positivo è anche il giudizio di Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl: «Le modifiche decise dalla Commissione Lavoro della Camera sull'arbitrato sono positive, in quanto recepiscono le indicazioni più rilevanti contenute nell'Avviso Comune firmato l'11 marzo dalle parti sociali e ripreso anche nelle Osservazioni del Capo dello Stato».

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