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Il carcere al funzionario del fisco concussore

del 22/04/2010
di: Debora Alberici
Il carcere al funzionario del fisco concussore
Rischia la custodia cautelare in carcere il funzionario del fisco che si fa offrire pranzi e cene dal contribuente per modificare l'esito di una verifica. La sospensione dal servizio a tempo indeterminato non basta. Lo ha stabilito la Cassazione che, con sentenza 15225 di ieri, ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un funzionario di Ostuni che si era fatto offrire pranzi e cene dal titolare di un'impresa per avere «un atteggiamento bonario» nelle verifiche fiscali. Dalle intercettazioni, è stato ricostruito in sentenza, sembrerebbe che l'uomo, insieme a dei colleghi, avesse messo un piedi un vero e proprio «sistema di concussione», chiedendo agli imprenditori del luogo, cene, pranzi, denaro (in sentenza non è specificato quanto) e generi alimentari. Per questo erano scattate le manette, dopo la sospensione a tempo indeterminato dal servizio. Contro la decisione del Tribunale di Lecce l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. La sesta sezione penale lo ha respinto precisando che è legittima la custodia cautelare in carcere anche qualora il pubblico dipendente, indagato per i reati di concussione e falsità in atti pubblici, sia stato sospeso dal servizio a tempo indeterminato. Infatti, «la sospensione dal servizio non può da sola escludere il pericolo di reiterazione di ulteriori reati, il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell'indagato infatti non è automaticamente impedito dalla circostanza che questi sia stato sospeso dall'ufficio o dal servizio, non potendo escludersi il rischio di ulteriori condotte illecite del tipo di quella contestata derivante da una permanente posizione soggettiva dell'agente che gli consenta di continuare a porre in essere analoghe condotte antigiuridiche». Insomma secondo il Collegio di legittimità ha fatto bene il Tribunale pugliese ad escludere che la sospensione dal servizio potesse essere sufficiente a garantire i contribuenti dal pericolo di «reiterazione di altri atti simili». Una decisione quella presa dalla sesta sezione penale che ha scontentato anche la Procura generale secondo cui il provvedimento del Tribunale andava annullato sul punto della custodia in carcere.

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