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Per le professioni sanitarie tariffe minime necessarie

del 21/04/2010
di: di Benedetta Pacelli
Per le professioni sanitarie tariffe minime necessarie
Tariffe minime, pubblicità e società. Anche per le categorie sanitarie la partita della riforma delle professioni si gioca sulla ridefinizione di questi principi. Ma a complicarla potrebbe esserci, ancora una volta, il piano per il riconoscimento e la disciplina di tutte quelle categorie sanitarie non ordinistiche (secondo la legge 43/06) che da anni chiedono una legittimazione equiparata a quella degli ordini. Non poche gatte da pelare per il ministro della salute Ferruccio Fazio che oggi riceverà i rappresentanti di quegli ordini (medici, farmacisti, psicologi, veterinari) e collegi (radiologi, infermieri, ostetriche, assistenti sanitari) per un confronto necessario analogamente a quanto avvenuto il 15 aprile per le altre professioni. Con un programma che potrebbe essere simile a quello del ministro della giustizia Angelino Alfano: definire le esigenze specifiche di queste categorie per poi unirle nel calderone generale della riforma. E l'attesa è grande considerando che i professionisti dell'area sanitaria da soli possono contare su oltre 1 milione di iscritti. La condivisione sembra piena almeno sui principi generali: tariffe minime come parametro di garanzia per i pazienti, pubblicità da ricondurre entro i confini dell'etica professionale e società tra i professionisti. «Temi come il ripristino di un tariffario minimo sono determinanti per la nostra professione», dice Gaetano Penocchio, presidente della Federazione nazionale dei veterinari, «siamo arrivati al paradosso di dover specificare che il nostro compenso non può essere inferiore al costo di un vaccino». E la pubblicità? «Non può che essere regolamentata e non liberalizzata». Su tali questioni si sofferma anche Annalisa Silvestro, numero uno della Federazione degli infermieri, che spinge però con maggior forza affinché si istituisca una magistratura interna alle professioni per garantire la deontologia degli operatori. Ma per la Silvestro non si potrà prescindere dall'affrontare il tema della legge 43/06 perché «se si parte da un quadro generale di riferimento allora non si potrà non considerare il problema della regolamentazioni di quelle professioni ancora non riconosciute». Anche Amedeo Bianco, presidente dei medici, concorda sui principi generali, ma non ha dubbi sulla legge 43/06 che «avrebbe negative conseguenze sulla categoria, perché la risucchierebbe nella norma che prevede l'organizzazione, gestione, attribuzioni degli ordini delle professioni sanitarie». La soluzione per Bianco potrebbe essere proprio l'inserimento della riorganizzazione delle professioni sanitarie medico, odontoiatra, farmacista e veterinario all'interno del provvedimento. Non parlano di esclusione le restanti 18 professioni di area sanitaria aderenti al Conaps (Coordinamento nazionale delle 22 professioni sanitarie), perché secondo il presidente Antonio Bortone il ministro ha chiamato i collegi regolamentati, gli altri sono regolamentati ma non ordinati. «Se si ragiona verso una riforma degli ordini allora la scelta è condivisibile, se invece il dibattito è aperto per l'istituzione di nuovi ordini allora la dimenticanza è grave».

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