A cinque giorni dal Pec-day del prossimo 26 aprile, quando 50 milioni di italiani potranno attivare la propria casella di posta elettronica certificata (obbligatoria per dialogare con la p.a.) collegandosi all'indirizzo www.postacertificata.gov.it, la galassia della pubblica amministrazione italiana, dagli enti locali alle regioni, dai ministeri alle Asl, dalle università alle agenzie fiscali, continua a fare orecchie da mercante. Tanto che il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha deciso di inviare gli ispettori di palazzo Vidoni negli enti inadempienti. A tutt'oggi si sono adeguate solo sette regioni su 20 (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia e Calabria), 62 province su 109 (tra quelle che non si sono messe in regola spiccano Roma e Torino) e 71 comuni capoluogo su 117 (Bergamo, Torino, Mantova e Napoli tra le maglie nere eccellenti). Ma se gli enti locali latitano, la p.a. centrale non dà certo il buon esempio. E così, andando a spulciare l'elenco dei buoni e cattivi messo in rete dal ministro della funzione pubblica, si scoprono bocciati illustri. Come la Corte dei conti, il Consiglio di stato, i Monopoli, il Comando generale della Guardia di finanza, gran parte delle Dre, l'Agenzia delle dogane e l'Inpdap. E anche nel governo c'è chi di posta elettronica certificata sembra proprio non volerne sentire parlare se è vero che i ministeri delle infrastrutture, dello sviluppo economico, delle politiche agricole e delle comunicazioni non hanno ancora attivato indirizzi Pec.
Nelle università il quadro è ancora più sconfortante. Secondo il monitoraggio che DigitPa (la nuova denominazione assunta dal Cnipa ndr) sta effettuando per conto di palazzo Vidoni, solo 17 atenei su 93 hanno pubblicato una o più Pec sul proprio sito istituzionale. Gli atenei promossi sono quelli di Pavia (che con 147 indirizzi attivati conquista la palma di università più virtuosa), Firenze (95 Pec), Roma Tre (54), Brescia (21) e Udine (2). Le università di Cagliari, Cosenza, Napoli «Federico II», Napoli Seconda Università, Perugia, Reggio Calabria «Mediterranea», Benevento, Teramo, Torino, Trento, Trieste e Verona hanno attivato una Pec ciascuna. Gli altri 76 atenei (tra cui figurano bocciati illustri come la Bocconi di Milano, l'Università Cattolica e la Luiss, ma anche tutte le università telematiche italiane) non hanno fatto nulla e ora riceveranno la visita degli ispettori ministeriali. La situazione non è migliore nella sanità, visto che solo 23 Asl su 148 hanno attivato la Pec. Come sanzione per il boicottaggio, Brunetta alleggerirà gli stipendi ai dirigenti. Il dlgs 150 prevede infatti che il mancato assolvimento degli obblighi Pec influisca negativamente sulla valutazione delle performance ai fini del pagamento della retribuzione di risultato.