La governance. Tornando alle stazioni sperimentali, esse saranno regolate da convenzioni e avranno autonomia statutaria. Saranno composte da tre organi, tutti nominati dal ministro dello sviluppo economico:
- un consiglio di amministrazione di massimo 12 componenti;
- un presidente scelto in una rosa di tre, indicati dal cda, che resterà in carica quattro anni , come il cda. E potrà essere rieletto una volta sola;
- un collegio revisori dei conti, con tre membri più un supplente, che resterà in carica quattro anni, con una sola possibilità di conferma per i suoi componenti.
Accanto ad essi, ogni stazione avrà il suo direttore generale. Sarà nominato dal cda e assicurerà la funzionalità dell'ente e il perseguimento degli obiettivi preposti. In cda sarà presente, ma senza diritto di voto. Svolgerà, invece, le funzioni di segretario. Infine, presso il ministero dello sviluppo economico verrà costituito un Coordinamento dei presidenti delle stazioni sperimentali per l'industria. Si riunirà almeno due volte l'anno per confrontare le linee programmatiche delle stazioni con gli indirizzi di politica industriale.
Il contributo obbligatorio. Le categorie di imprese e i commerci d'importazione, tenuti a versare i contributi, saranno individuati in base ai codici Ateco di classificazione delle attività economiche, con delibere dei cda. Sviluppo economico, agenzia delle entrate e amministrazioni competenti, tramite convenzioni ad hoc, regoleranno rapporti finanziari e modalità di riscossione dei contributi a favore delle stazioni sperimentali. Tra i canali di autofinanziamento delle centrali rientrano anche i proventi derivanti da convenzioni e accordi di programma con amministrazioni, enti pubblici e privati o altre persone giuridiche pubbliche e private nazionali, comunitarie ed internazionali.
