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Agenzia di lavoro per gli avvocati

del 17/04/2010
di: Pagina a cura di Ignazio Marino
Agenzia di lavoro per gli avvocati
Un'agenzia per il lavoro degli avvocati, in grado di raccordare meglio domanda e offerta sui servizi legali. In tempo di crisi la cassa di previdenza di categoria mette in cantiere un progetto per cercare di aumentare i redditi di quel 60% di professionisti (90 mila) iscritti alla cassa che dichiarano da 13 a 47 mila euro a seconda dell'età. Insomma, l'avvocatura raddoppia nei numeri (nel 1999 gli under 45 erano 50 mila) e i vertici cercano di intercettare nuovi strumenti per governare il cambiamento. Anche perché una professione che non produce redditi adeguati non è in grado di finanziare la propria previdenza. E i conti non stanno più in equilibrio. Il piano di Cassa forense, riunita fino a domani a Stresa per fare il punto sugli scenari futuri, nasce con l'esigenza di proiettarsi nel tempo con maggiore tranquillità e con l'intenzione di lanciare nuove iniziative; come quella di un moderno welfare professionale.

Nuovi strumenti per l'occupazione. Nell'illustrare la recente riforma in vigore dal 1° gennaio 2010 che taglia le prestazioni e aumenta la contribuzione per gli iscritti, il presidente di Cassa Forense, Marco Ubertini, non ha usato mezzi termini: «era necessaria per rispettare i nuovi requisiti di sostenibilità imposti dalla legge». E, paradossalmente, la mole di iscritti all'albo (208 mila) non aiuta i bilanci dell'ente di previdenza, visto che oltre 60 mila legali non versano all'ente perché non arrivano ai 10 mila euro di reddito annuo. E una consistente parte dei 150 mila contribuenti effettivi ha un reddito che non arriva a 20 mila euro (si veda altro pezzo). Dunque la ricerca di nuove politiche in grado di far aumentare i redditi degli avvocati e quindi anche le entrate contributive dell'ente (visto che si versa in base a quanto si guadagna). In questo contesto, una commissione interna a Cassa Forense ha studiato il progetto dell'agenzia per il lavoro intellettuale e creare un meccanismo virtuoso. «Oltre a un crescente numero di professionisti che dichiara sempre meno di reddito», ha detto Ubertini, «facciamo i conti con la grandissima quantità di donne che in media hanno un reddito inferiore del 20% rispetto agli uomini. La Cassa fotografa la popolazione degli avvocati e può attivarsi per delle politiche innovative come l'orientamento dei giovani sulle competenze più richieste su un determinato territorio e fare in modo così che domanda e offerta si incontrino con maggiore semplicità. A Stresa per esempio potrebbero servire degli avvocati esperti in diritto doganale, ma mai nessuno è andato ad appurarlo. Con questa iniziativa vogliamo recuperare anche un antico monitoraggio che la professione faceva quando avevamo numeri molto più contenuti».

Il nuovo welfare. Durante la seconda giornata dei lavori della conferenza di Cassa Forense sono stati ancora i redditi degli avvocati, quindi, a tenere banco, in quanto strettamente collegati ai bilanci dell'ente. Nell'ottica di rivedere un sistema attuale più «assistenzialista» che realmente orientato a sviluppare l'attività dell'avvocato, oggi si parlerà dei nuovi strumenti che saranno messi in campo nel breve periodo. «Su input del ministro del lavoro Maurizio Sacconi», ha sottolineato Ubertini, «siamo convinti che sia arrivato il momento di sostenere i redditi degli iscritti con una diversa politica che non cancella quella del passato ma la integra». Il riferimento è a una serie di convenzioni per l'accesso al credito per l'avvio dell'attività, ai mutui per l'acquisto dello studio e in generale a tutto ciò che riguarda l'esercizio professionale.

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