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Testo unico sicurezza al giro di boa

del 16/04/2010
di: di Alfonso Pellitteri * medico del lavoro dirigente Inail Brescia
Testo unico sicurezza al giro di boa
Mancano alcune settimane a maggio 2010 per celebrare l'anniversario del primo biennio dalla promulgazione del decreto legislativo n. 81/2008 sulla sicurezza del lavoro, che ha sostituito il precedente dlgs 626/1994. Sostituzione aggiornata, apparentemente poco meritevole di essere ricordata sulla base delle morti nei luoghi di lavoro, avvenute particolarmente nei primi tre mesi di quest'anno, a conferma che non sempre alcune statistiche sono coerenti con i dati di un fenomeno nazionale nel segno di una unità d'Italia di infausta fama, realizzata purtroppo intorno alle bare di chi crepa di fatica per vivere. Spesso per sopravvivere, dati i tempi.

Ancora una volta, i settori più colpiti, e incriminati, sono quelli dell'edilizia e dell'agricoltura.

Il primo ormai ha conquistato un vero e proprio primato in conseguenza di condizioni di lavoro ( e di ingaggio precario e persino a nero), assolutamente indegne di un Paese civile, prima ancora di mettere il dito accusatorio sulla piaga dell'organizzazione dei cantieri, come più volte ha constatato, post mortem, sia la magistratura sia le inchieste dell'Inail.

Il secondo investe l'agricoltura, i cui morti ed invalidi non sono meno gravi di altri, poiché nella vulgata popolare, i lavoratori colpiti, essendo autonomi nella conduzione lavorativa delle rispettive proprietà terriere, la fanno franca per modo di dire dal punto di vista di chi ha elaborato l'ultimo decreto del 2008. Pertanto, gli agricoltori sono ignari nella conoscenza e nell'applicazione delle norme vigenti, anche quando trascurano di applicarle negli interventi di manutenzione delle macchine agricole, sulle quali è necessario mantenere una efficiente ed affidabile operatività. La stessa cosa possiamo dire nei riguardi di coloro che in ambiente rurale prestano la loro opera ad aziende diverse dalle proprie. Al punto che sono risultati vani i tentativi di convincere i coltivatori diretti, in funzione della normativa di riferimento, che il lavoro dei campi non è né a rischio zero, né può essere collocato nella fatalità o nel mito di un habitat, retoricamente poetico e sicuro. Tutt'altro!

Va da sé che occorre prevenire, in modo incisivo, convincente e duraturo a monte del processo produttivo, perché il Testo unico n. 81/2008, pone l'accento sulla prevenzione, al di là delle ispezioni di legge a carattere repressivo, per rilevare lacune antinfortunistiche, facendo constatare le omissioni consumate.

Ben vengano le sanzioni pesanti a carico degli inadempienti. Tuttavia, queste debbono lasciare spazio pratico all'applicazione delle norme di sicurezza, convincendo i destinatari che nei luoghi di lavoro non esistono (né sono ammesse) zone franche per nessuno.

Va poi incrementata l'informazione specifica e la correlata formazione alla sicurezza attraverso le attività di pertinente attribuzione di competenza dello stato, di Asl, Dpl, Inail, fino a interessare i responsabili della sicurezza (contrassegnati dalla sigla RSPP), nonché i medici competenti. Figure queste, previste dal legislatore, da tenere sotto controllo periodicamente ( e non occasionalmente a campione), verificandone la professionalità, senza farsi scrupolo di revocare loro l'incarico e l'autorizzazione all'espletamento del ruolo agli stessi assegnato.

Si tratta di non lasciare al loro destino ( cioè alla buona fede e alla migliore volontà di questi ultimi) i professionisti della prevenzione, insistendo su una specifica cultura, anche per avviare una sinergia di rapporto con la Scuola dell'obbligo (dalle elementari alla Scuola media inferiore) per suscitare negli alunni curiosità e interesse alla sicurezza, compreso il rispetto della vita umana per se stessi e per gli altri. È un compito irrinunciabile, se non è stato dimenticato ciò che dicevano i popoli latini nella lingua dei nostri padri ancora attuale: «In puero homo».

Infine, quando si chiede a gran voce la semplificazione amministrativa (o burocratica) questa appare come paravento per frenare controlli severi e rigorosi nell'applicazione delle norme di legge sulla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro. Occorre, perciò, ricordare a chi persegue tale obiettivo quanto produzione-competitività e prevenzione dei rischi non siano in contraddizione rispetto al giusto profitto ed alla affidabilità di produzioni, realizzate per la conquista dei mercati. Infine è doverosa una citazione mirata sia dell'artigianato, sia delle medie e piccole imprese, ricordando che sotto questo profilo, possono svolgere un lavoro di eccellenza, senza patemi e nel segno etico di un equo guadagno.

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