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Lavoratori sempre tutelati

del 16/04/2010
di: di Maria Paola Cogotti
Lavoratori sempre tutelati
La Corte di cassazione conferma: se il lavoratore chiede di essere «sentito a difesa», il datore ha l'obbligo dell'audizione orale del dirigente sottoposto a procedimento disciplinare.

Con la sentenza n.5864 dell'11 marzo scorso la Corte di cassazione si è pronunciata sull'applicabilità delle tutele previste dall'art. 7 St. lav. ai dirigenti e sul diritto di questi di essere sentiti, se ne facciano richiesta, durante un procedimento disciplinare a loro carico pena l'illegittimità del procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare.

La Corte d'appello di Roma dichiarava l'illegittimità del licenziamento disciplinare intimato ad un dirigente, condannando la società datrice di lavoro al pagamento dell'indennità di mancato preavviso e dell'indennità supplementare ex art. 19 Ccnl dei dirigenti di aziende industriali. Il giudice osservava che il licenziamento era stato applicato senza provvedere alla richiesta audizione orale e che, pertanto, era configurabile la violazione dell'art. 7 dello Statuto, osservando che questa norma doveva ritenersi applicabile in quanto il ricorrente non era un dirigente apicale.

L'azienda deposita ricorso in Cassazione, sostenendo che l'applicazione dell'art. 7 St. lav. doveva ritenersi esclusa anche per i dirigenti non apicali in possesso di rilevanti poteri. La Suprema corte ha affrontato per primo punto l' applicabilità dell'art. 7, osservando che il tratto caratterizzante dell'art. 7 deve essere individuato nell'esigenza di garantire ad ogni lavoratore, nel momento in cui gli siano addebitate condotte con finalità sanzionatorie, il diritto di difesa, e tutto ciò implica che non si può arrivare ad una lettura restrittiva del dato normativo che finisca per penalizzare i dirigenti, i quali, specialmente se con posizioni di vertice e se dotati di più incisiva autonomia funzionale, possono subire danni con conseguenze irreversibili per una futura ricollocazione professionale.

In secondo luogo l'azienda denunciava violazione e falsa applicazione dell'art. 7 dello St. lav. osservando che il dirigente aveva avuto accesso a tutta la documentazione inerente alla contestazione formulata ed era stato messo nella condizione di formulare ampie giustificazioni, e che la richiesta di audizione orale appariva puramente dilatoria non potendo nulla aggiungere alla difese esperite.

La Suprema corte, in questo secondo punto ha voluto precisare che la disposizione dell'art. 7, comma secondo, della legge n. 300 del 1970, deve essere interpretato nel senso che il lavoratore è libero di discolparsi nelle forme da lui prescelte e, quindi, per iscritto o a voce. Se il lavoratore esercita il proprio diritto, chiedendo espressamente di essere «sentito a difesa» nel termine previsto dal comma quinto dello stesso art. 7, il datore di lavoro ha l'obbligo della sua audizione, pena l'illegittimità del procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare. Pertanto la richiesta di audizione del lavoratore non risulta sindacabile da parte del datore di lavoro in ordine alla sua effettività difensiva, ma viceversa è funzionale a consentire la piena rispondenza del giudizio disciplinare al principio del contraddittorio tra le parti e, quindi, alla piena realizzazione del diritto di difesa dell'incolpato, con l'espressa previsione dell'impossibilità di applicare qualsiasi sanzione più grave del rimprovero verbale senza che il lavoratore, che ne abbia fatto richiesta, sia sentito a sua discolpa.

Perciò il ricorso è stato respinto, poiché la richiesta di audizione era stata chiaramente ed univocamente formulata e ribadita, né erano presenti elementi per poter ritenere che la stessa fosse puramente dilatoria o del tutto insuscettibile di apportare elementi ulteriori a giustificazione del fatto addebitato, in considerazione oltremodo della particolare natura fiduciaria del rapporto di lavoro esistente col dirigente.

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