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Una battuta d'arresto per i mediatori regionali

del 16/04/2010
di: Debora Alberici
Una battuta d'arresto per i mediatori regionali
La Consulta segna una battuta d'arresto per i mediatori familiari nel Lazio. Infatti la legge regionale che regola questa figura professionale è costituzionalmente illegittima. Spetta al parlamento dettare le norme sulle professioni. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che, con la sentenza n. 131 di ieri, ha dichiarato l'illegittimità di alcune norme sui mediatori familiari contenute nella legge della regione Lazio n. 26 del 2008. Dunque, questa figura che si propone di accompagnare le coppie lungo il percorso della separazione e che, fin dalla sua istituzione, ha incontrato notevoli difficoltà a decollare, sembra essere destinata a restare nel cassetto ancora per un po'. La legge individuava nel mediatore familiare colui che, si adopera, nella garanzia della riservatezza e in autonomia dall'ambito giudiziario, affinché i genitori elaborino personalmente un programma di separazione soddisfacente per loro e per i figli, nel quale siano specificati i termini della cura, dell'educazione e della responsabilità verso i figli minori. Istituiva, fra l'altro, presso ogni azienda sanitaria locale, la figura del coordinatore per la mediazione familiare avente la qualifica di mediatore familiare, con il compito di acquisire dati relativi alla condizione familiare attraverso indagini, studi e ricerche presso enti locali, tribunali, servizi sociali, associazioni di volontariato, forze dell'ordine, scuole, consultori.

Cei - Le regioni non hanno voce in capitolo sull'immigrazione. Infatti sono illegittime le norme che prevedono l'indisponibilità a ospitare sul proprio territorio strutture o centri in cui si svolgono funzioni preliminari di trattamento e identificazione personale dei cittadini stranieri immigrati. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che, con la sentenza n. 134 di ieri, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 della legge della regione Liguria 6 marzo 2009, n. 4, recante «Modifiche alla legge regionale 20 febbraio 2007, n. 7 (Norme per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati)», nella parte in cui afferma la «indisponibilità della regione Liguria ad avere sul proprio territorio strutture o centri in cui si svolgono funzioni preliminari di trattamento e identificazione personale dei cittadini stranieri immigrati».

Decreto anticrisi - La Consulta ha bocciato una serie di norme del decreto anticrisi approvato l'estate scorsa. In particolare con la sentenza n. 133 di ieri è stata dichiarata l'illegittimità dell'art. 9-bis, comma 5, secondo, terzo e quarto periodo, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 102, nella parte in cui si applica alla Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e alle province autonome di Trento e di Bolzano e l'illegittimità dell'art. 22, comma 3, ultimo periodo, del dl n. 78 del 2009, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 102 del 2009, nella parte in cui si applica alla Regione Valle d'Aosta e alle province autonome di Trento e di Bolzano.

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