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Preavviso alla disdetta del contratto e campionari danneggiati

del 15/04/2010
di: a cura di Luca Orlando
Preavviso alla disdetta del contratto e campionari danneggiati
L'azienda ha disdettato il contratto firmato a giugno 2008 dandomi due mesi di preavviso. Ho replicato che gli Accordi prevedono tre mesi e quindi ho chiesto il pagamento dell'indennità per il periodo restante. La ditta ha comunicato che applica il codice civile e quindi il periodo di preavviso è pari a due mesi.

Per una risposta esaustiva occorre visionare il contratto. Proviamo però ad avanzare delle ipotesi: 1) il contratto richiama espressamente in tema di preavviso gli Accordi economici: in questo caso il preavviso spettante è pari a tre mesi, quindi risulta corretta la sua interpretazione; 2) il contratto non richiama gli Aec: si applica la disciplina prevista dall'art. 1750 codice civile che prevede il diritto a un preavviso pari a un mese per il primo anno, a due per il secondo iniziato, a tre per il terzo e così via sino a un massimo di sei mesi; 3) il contratto richiama gli Aec, ma, nello specifico, rinvia alla disciplina prevista dall'art. 1750 del codice civile. In questo caso la dottrina ha fornito diverse interpretazioni. Alcuni ritengono che il richiamo all'art. 1750 sia operato solo limitatamente alle modalità di recesso e non anche alla tempistica. In altre parole si ritiene che il richiamo sia operato per escludere che la parte che riceve disdetta possa avvalersi della facoltà di liberarsi immediatamente dal rapporto di agenzia rinunciando al preavviso nei 30 giorni successivi alla comunicazione di recesso, facoltà, questa, prevista solo negli Aec. Secondo tale interpretazione il periodo di preavviso applicabile sarebbe quello previsto dalla contrattazione collettiva (tre mesi), ma all'agente sarebbe preclusa la possibilità di liberarsi anticipatamente. Altri ritengono che l'interpretazione per quanto ammissibile debba essere più chiaramente desumibile dal tenore letterale del contratto, e, quindi, in assenza di una esplicita formulazione, si debba ritenere la prevalenza, in toto, della disciplina prevista dall'Aec in quanto più favorevole all'agente.

La linea di condotta da assumere è quindi diversa in base alle esigenze dell'agente. Per esempio se l'agente ha comunque interesse a liberarsi è opportuno che richieda in tempi brevissimi un chiarimento sulle volontà dell'azienda, manifestando già in quella occasione la volontà di essere esonerato dal prestare il preavviso.

L'azienda vuole addebitarmi il costo del campionario perché, a suo dire, sarebbe danneggiato. Trattandosi di articoli di pelletteria è normale che in alcuni casi alcune cuciture e rivetti si siano allentati a forza di mostrarli ai clienti. Come mi devo comportare ?

Questo è un punto spesso dolente nei rapporti fra agente e preponente, tanto che si è sentita la necessità di disciplinarlo in tutti gli Aec in attualmente vigore.

L'art. 3 dell'Aec .02 del settore industria prevede all'ultimo comma che il valore del campionario possa essere addebitato all'agente in caso di mancata o parziale restituzione o di danneggiamento. Più dettagliata è invece la disciplina prevista dal nuovo Aec del settore commercio del 2009 in base alla quale il contratto potrà prevedere l'addebito totale o parziale del valore del campionario all'agente nel solo caso di mancata o parziale restituzione o di danneggiamento non derivante dal normale utilizzo. È interessante, poi, notare che l'Aec vieti espressamente l'addebito del campionario all'agente per motivi diversi da quelli sopra indicati.

Sulla stessa linea dell'Aec commercio si pone l'art. 5 del nuovo Aec Federagenti in forza del quale il contratto potrà prevedere l'addebito totale o parziale del valore del campionario all'agente in caso di mancata o parziale restituzione o di danneggiamento non derivante dal normale utilizzo.

È importante sottolineare che l'Aec Federagenti fissa per le ipotesi di addebito, il valore massimo del campionario che non potrà essere in alcun caso superiore al 50% del prezzo di listino.

Ciò detto, pare evidente che lo spirito generale delle norme pattizie sopra esaminate (benché quella dell'industria risulti un po' troppo vaga) sia quello di vietare l'addebito del campionario all'agente in tutti quei casi in cui il danneggiamento o il deterioramento dello stesso sia attribuibile al normale uso che ne viene fatto dall'agente durante la sua attività di promozione del prodotto.

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