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La nuova stagione dell'agricoltura

del 15/04/2010
di: La Redazione
La nuova stagione dell'agricoltura
La crisi che in questi ultimi anni ha acuito i problemi dell'agricoltura italiana sembra ben lungi dall'essere superata. I principali attori dell'indotto lamentano la scarsa cura del Governo verso uno dei settori strategici più importanti del Paese. Molte piccole aziende rischiano il fallimento e, come dichiara il presidente della Commissione agricoltura dell'Unione europea Paolo De Castro, i problemi infrastrutturali che segnano l'agricoltura nazionale dal dopo guerra ad oggi non vengono debitamente affrontati. Numerose sigle del settore discutono e dibattono delle possibili soluzioni, ma nessuna di quelle applicate, o solo ipotizzate, sembra raccogliere il consenso di coloro che dell'agricoltura fanno il proprio mestiere. Nonostante sia abbastanza giovane e poco conosciuta ai grandi mezzi di comunicazione, il sindacato della Confeuro (Confederazione delle associazioni e sindacati liberi dei lavoratori europei) si è distinto per la grande capacità attrattiva nei confronti degli operatori dell'indotto e per le sue prese di posizione, spesso fuori dal coro e difficilmente collocabili negli schemi ordinari. L'organizzazione, nata nel 2001 sotto l'impulso del suo presidente nazionale Rocco Tiso, arriva oggi a toccare nel Paese circa 400 mila iscritti, e ad avere sedi nel 95% delle regioni italiane e nel 75% delle province. Al suo interno vi sono numerosi servizi a vantaggio dei cittadini come il centro di assistenza fiscale Caf Labor, le associazioni dei consumatori Civiltà 2000 ed Eurocoltivatori, il Patronato Labor e l'associazione a tutela dei pensionati, l'Over 50. Il continuo crescere del sindacato, che i dati attestano intorno al 25% l'anno, ha colpito numerosi osservatori, ma secondo il suo presidente nazionale il motivo è piuttosto semplice.

Domanda. Presidente Tiso come spiega una crescita così significativa del numero dei vostri assistiti negli ultimi anni?

Risposta. Vede, il nostro lavoro è quello di occuparci direttamente delle esigenze dei cittadini non quello di cavalcare le ondate mediatiche per farci pubblicità. Il consenso fino ad ora ottenuto dalla nostra organizzazione e da tutti i nostri servizi dipende dal rapporto diretto che riusciamo a creare tra gli operatori e i cittadini da assistere. La Confeuro, a differenza di molte altre organizzazioni, lavora quasi esclusivamente sul territorio, ed è lì che si fa conoscere per serietà e competenza.

D. Intende dire che avete scelto un approccio dal basso verso l'alto, contrario a quello utilizzato di norma?

R. No, al contrario, abbiamo ripreso i valori che hanno fatto sì che i sindacati avessero un ruolo determinante nell'evoluzione del nostro Paese e che ora sono stati indebitamente abbandonati. Nel corso degli ultimi anni molte strutture assistenziali si sono trasformate in organi partitici che partecipano al teatrino della politica, noi invece ci definiamo e siamo assolutamente indipendenti, l'unico nostro interesse è quello di assistere in tutti i modi possibili i nostri iscritti. Quel che le sto dicendo trova conferma nel successo ottenuto dalla Confeuro nel Centrosud e in zone difficili come Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Basilicata. In queste regioni è evidente più che in altre il rapporto di disaffezione tra sindacati e società, ed è qui che abbiamo avuto modo di dimostrare che il nostro lavoro si svolge nel solo interesse dei cittadini.

D. La Confeuro si definisce un sindacato dai vecchi valori ma contemporaneamente moderno, come si coniugano questi due fattori ?

R. Non è difficile, anzi, è molto più complesso mettere questi due elementi in contrapposizione che seguirne il filo logico. Noi siamo un sindacato fortemente europeista e crediamo sia necessario dare ai problemi e alle loro soluzioni una dimensione internazionale. È per questo che ci siamo caparbiamente battuti per l'approvazione del trattato di Lisbona e perché il Parlamento europeo avesse maggiori poteri. Il futuro non è nei vecchi schemi, ma nella capacità di riprendere i valori che hanno fatto grande il ruolo dei sindacati, e nel saperli collocare nella modernità. Oggi non basta più risolvere un problema per il proprio orticello, poiché questo non basterà a debellarlo del tutto, bisogna avere il coraggio e la forza di guardare al di là dei recinti.

D. Voi siete molto attivi nella tutela di operatori e consumatori del settore agricolo, ed è specialmente in questo campo che sembra si stia consumando uno scontro tra passato e futuro sulla questione degli Ogm. Qual è la sua opinione?

R. Io non credo che gli Ogm rappresentino una minaccia per la tutela dell'immenso patrimonio nazionale determinato dall'agricoltura, credo anzi possano rappresentare un significativo passo verso la crescita del settore. Comunque quel che è davvero importante è dibattere seriamente e senza pregiudizi di sorta sulla possibilità di sperimentazione di queste nuove tecniche. La Confeuro non è per il sì a priori come non lo è per il no. Noi crediamo sia opportuno effettuare tutti gli studi necessari per capire le possibilità e i rischi rappresentati dagli Ogm, senza nessuna reticenza. Quel che davvero infastidisce gli operatori del mondo agricolo è l'ipocrisia che sta accerchiando questo dibattito. I principali mezzi di comunicazione quasi mai ricordano che il 90% delle importazioni nazionali dei prodotti agricoli arrivano da Nord e Sud America, luoghi nei quali si fa utilizzo di sperimentazione di tecniche Ogm, come quasi mai denunciano la presenza di numerosi prodotti agro-alimentari nei mercati con percentuali Ogm non opportunamente segnalate nelle etichette. Come le ho detto precedentemente, è la serietà nelle cose che si fanno e decidono a rappresentare il vero elemento di crescita di un Paese.

D. Ma qualora gli studi dimostrassero che gli Ogm rappresentano una grande opportunità per la ripresa del comparto agro-alimentare, basterebbero a rilanciare il settore agricolo?

R. Certo che no, è da molto tempo che la Confeuro denuncia la natura dei provvedimenti presi a sostegno dell'agricoltura. Questi fino ad ora non sono stati altro che misure tampone atte a superare le singole emergenze, invece che precise strategie da seguire. Perché l'indotto agricolo sia efficacemente rilanciato è necessario evitare di ragionare passo per passo, e indicare invece una precisa rotta. Noi abbiamo più volte denunciato l'esigenza di creare un tavolo nazionale che si occupasse di rilanciare l'agricoltura, ma abbiamo, nostro malgrado, registrato il colpevole silenzio delle istituzioni.

D. Quali sarebbero secondo voi le misure necessarie per rilanciare il settore?

R. Proprio in virtù della particolare dedizione italiana all'agricoltura, noi riteniamo si debba puntare convintamente sulla qualità dei prodotti nazionali che hanno reso celebre il nostro Paese, altrimenti sarà difficile tener testa al basso costo degli altri prodotti internazionali, e mi riferisco specialmente a quelli dell'est europeo. È inoltre necessario si metta fine alla giostra dell'aumento dei prezzi di passaggio in passaggio, ripensando interamente la filiera agricola. Non è accettabile il continuo aumento dei prezzi che cresce di mese in mese, specialmente considerando l'oggettiva difficoltà economica nella quale versano i cittadini italiani. In un periodo così complesso e difficile bisogna valutare con sobrietà tutte le scelte di natura economica che si fanno, mi riferisco in particolar modo a quella di privatizzare l'acqua, che non solo è eticamente sbagliata poiché rinnega il sacrosanto principio che l'acqua sia un bene comune e pertanto pubblico, ma è altresì una scelta che rischia di aumentare ulteriormente i costi dei prodotti agricoli, visto che rappresenterà una nuova spesa da sostenere per i produttori.

D. La quantità e la portata degli argomenti trattati lascia presagire un futuro impervio per i sindacati, in che modo la Confeuro intende affrontarlo?

R. Gli incredibili risultati fino ad ora ottenuti ci hanno dimostrato che la strada seguita è quella giusta. Il nostro principale obbiettivo è quello di non scollarci dalla realtà e allargare sempre più la nostra tutela, non solo agli operatori e ai consumatori dell'indotto agricolo, ma anche a tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, ai giovani precari, ai pensionati, agli immigrati e ai disoccupati. La Confeuro deve essere un progetto in continua espansione in grado di occuparsi di tutti quei pezzi della società italiana che oggi non trovano rappresentanza, come ad esempio le donne, sottoposte spesso ad una fastidiosa discriminazione della quale sembra ci si ricordi solo l'8 marzo. Dobbiamo essere in grado di garantire la tutela degli individui e della loro dignità perché sono questi i presupposti fondamentali non solo perchè l'Italia possa definirsi un Paese democratico, ma anche perché si possa guardare al futuro e dirsi sereni.

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