Una lunga storia. A leggere la storia (si veda tabella) dal 1997 in poi non c'è stato ministro della giustizia che non si sia cimentato, su spinta dell'Antitrust, a riformare le professioni. Destra o sinistra poco importa. Da via Arenula sono usciti diversi disegni di legge delega, ma mai sono mai ritornati per il sigillo definitivo. Tariffe professionali e regolamentazione dei senza albo si sono rivelate questioni sulle quali trovare il consenso di tutti è stato praticamente impossibile. Da qui il fallimento di tutti i tentativi che spesso, in vista di nuove elezioni, non potevano rischiare di scontentare qualcuno. Non a caso chi ci è riuscito, ovvero il ministro dello sviluppo economico (non quello della giustizia) Pierluigi Bersani, lo ha fatto subito dopo aver vinto le elezioni con un provvedimento a sorpresa in grado di scatenare le ire degli ordini.
Il futuro. Ma dopo l'intervento del 2006, cosa resta da riformare? Libera contrattazione delle tariffe, pubblicità e società multidisciplinari per i professionisti erano le richieste dell'Europa per evitare all'Italia una condanna davanti alla Corte di Giustizia. Intervenire nuovamente su queste misure, soprattutto per risuscitare i minimi tariffari inderogabili, vorrebbe dire ritornare a mettersi contro l'Europa. Non a caso, da Giovanni Maria Flick a Clemente Mastella, tutti i ministri hanno tentato di intervenire, almeno, su questi tre fronti; più sulla questione della regolamentazione dei professionisti senza albo. Questi ultimi, grandi esclusi dal tavolo. Per il comitato unitario delle professioni guidato da Marina Calderone, però, il sistema dei professionisti ordinati ha comunque bisogno di interventi. E tra i temi prioritari indica «la disciplina per la costituzione di associazioni tra professionisti ma anche azioni di welfare professionale orientate a sostenere le fasce deboli, giovani e donne prioritariamente. Attenzione poi ai finanziamenti e alla fiscalità agevolata anche per i professionisti che spesso sono penalizzati rispetto alle imprese, estensione ai professionisti degli interventi dei fondi di garanzia, cessioni di credito nel caso di gravi ritardi nei pagamenti per prestazioni rese alla pubblica amministrazione, valorizzazione dello studio professionale».
