Domanda. All'inizio la categoria non l'ha proprio apprezzata, la riforma
Risposta. No, infatti. Quando, poi, però, si è resa conto della necessità di un intervento per garantire la sostenibilità, il clima è cambiato. I punti «caldi» della riforma (l'aumento del contributo integrativo dal 2 al 4% e lo scalone che farà andare i professionisti in pensione a 70 anni nel 2021, ndr) hanno toccato ogni iscritto, dal più giovane a quello di mezza età, fino all'anziano. Ciò ha permesso, pertanto, di comporre in maniera equa quell'ipotesi di conflitto intergenerazionale che serpeggia nell'avvocatura.
D. Il balzo al 4% del contributo integrativo è stato assimilato?
R. È stato digerito. Anche perchè compensa l'aumento dei contributi soggettivi.
D. Quali richieste le faranno i colleghi?
R. Le solite. Mi chiederanno soprattutto di verificare la possibilità di avere delle agevolazioni per la retrodatazione dei pagamenti.
D. Ad oltre quattro mesi dall'avvio della riforma, crede che gli avvocati la conoscano?
R. La conferenza di Stresa servirà proprio a divulgarne i contenuti. Aggiungo, inoltre, che la Cassa cercherà di diffondere anche le possibilità offerte sul fronte dell'assistenza.
D. Un messaggio diretto soprattutto alle giovani generazioni, vero?
R. Sì, a quegli avvocati che fanno di tutti per stare sotto il minimo (10 mila euro di reddito Irpef e 18 mila di volume d'affari, ndr) per non iscriversi alla Cassa e non sanno che saranno chiamati a pagare i contributi all'Inps, senza ottenere i vantaggi che il nostro ente offre.
D. Dopo il «sì» alla riforma, qual è la prossima sfida per la Cassa?
R. Ci potremmo impegnare per realizzare quel welfare avanzato caro al ministro Maurizio Sacconi. Potremmo svolgere un ruolo fondamentale, anche perché gli enti di previdenza sono fra i pochi ad avere delle liquidità.
