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Cassa forense, focus sulla riforma a Stresa

del 15/04/2010
di: La Redazione
Cassa forense, focus sulla riforma a Stresa
Raccontare una riforma, quella del sistema pensionistico, che «guarda al futuro», tenendo presente la tenuta dei conti nel quadro di una professione che cambia. È l'obiettivo della IX conferenza nazionale della previdenza forense, promossa dalla Cassa, che prende il via oggi a Baveno-Stresa per concludersi domenica. Per Marco Ubertini, presidente dell'ente dal luglio 2009, sarà l'occasione per verificare come gli iscritti abbiano reagito alle novità entrate in vigore il 1° gennaio. E, in un colloquio con ItaliaOggi, sottolinea come «la gran maggioranza può ben dire d'aver tirato un sospiro di sollievo».

Domanda. All'inizio la categoria non l'ha proprio apprezzata, la riforma…

Risposta. No, infatti. Quando, poi, però, si è resa conto della necessità di un intervento per garantire la sostenibilità, il clima è cambiato. I punti «caldi» della riforma (l'aumento del contributo integrativo dal 2 al 4% e lo scalone che farà andare i professionisti in pensione a 70 anni nel 2021, ndr) hanno toccato ogni iscritto, dal più giovane a quello di mezza età, fino all'anziano. Ciò ha permesso, pertanto, di comporre in maniera equa quell'ipotesi di conflitto intergenerazionale che serpeggia nell'avvocatura.

D. Il balzo al 4% del contributo integrativo è stato assimilato?

R. È stato digerito. Anche perchè compensa l'aumento dei contributi soggettivi.

D. Quali richieste le faranno i colleghi?

R. Le solite. Mi chiederanno soprattutto di verificare la possibilità di avere delle agevolazioni per la retrodatazione dei pagamenti.

D. Ad oltre quattro mesi dall'avvio della riforma, crede che gli avvocati la conoscano?

R. La conferenza di Stresa servirà proprio a divulgarne i contenuti. Aggiungo, inoltre, che la Cassa cercherà di diffondere anche le possibilità offerte sul fronte dell'assistenza.

D. Un messaggio diretto soprattutto alle giovani generazioni, vero?

R. Sì, a quegli avvocati che fanno di tutti per stare sotto il minimo (10 mila euro di reddito Irpef e 18 mila di volume d'affari, ndr) per non iscriversi alla Cassa e non sanno che saranno chiamati a pagare i contributi all'Inps, senza ottenere i vantaggi che il nostro ente offre.

D. Dopo il «sì» alla riforma, qual è la prossima sfida per la Cassa?

R. Ci potremmo impegnare per realizzare quel welfare avanzato caro al ministro Maurizio Sacconi. Potremmo svolgere un ruolo fondamentale, anche perché gli enti di previdenza sono fra i pochi ad avere delle liquidità.

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