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Srl, denuncia in tribunale

del 15/04/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
Srl, denuncia in tribunale
Di fronte a gravi irregolarità dell'organo amministrativo di società a responsabilità limitata, non si deve ritenere preclusa la denuncia al tribunale da parte dei componenti dell'organo di controllo, in quanto l'intervento giudiziario garantisce anche l'interesse generale dei terzi, ancorché non previsto specificatamente.

Queste le conclusioni espresse dalla commissione revisione dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec) nel documento dello scorso 12 aprile, avente ad oggetto il controllo giudiziario, di cui all'articolo 2409 c.c., che interviene sulla denuncia al tribunale della mala gestio degli amministratori, a tutela degli interessi generali dei soci, dei creditori e dei terzi.

Preliminarmente, la commissione sostiene che le disposizioni inserite nell'articolo 2409 c.c. sono a completa tutela di un unico gruppo di interessi tra loro collegati e difficilmente scindibili, stante il fatto che la protezione voluta dal legislatore riformatore si riflette contemporaneamente sui soci, anche di minoranza, ma anche sui terzi, nell'intero contesto sociale di riferimento. Per quanto concerne l'ambito applicativo è stato evidenziato che le irregolarità denunciabili devono essere tali da cagionare effettivamente danni alla società, e indirettamente ai soci e ai terzi, o alle società dalla stessa controllate, con la conseguenza che l'azione di denunzia al tribunale competente non si rende esperibile quando gli interessi lesi sono quelli individuali di taluni soci o soggetti terzi, in assenza di un pregiudizio sociale più ampio; inclusi, però, i comportamenti lesivi per la società anche potenzialmente atti a cagionare i danni. Posto che la legittimazione attiva resta riservata ai soci che rappresentano almeno il 10% del capitale sociale (o il 5% per le società quotate), chi denuncia la cattiva gestione dell'organo amministrativo non è tenuto ad indicare circostanze o prove che dimostrino l'esistenza delle irregolarità, restando sufficiente evidenziare nell'esposto fatti o circostanze che permettano di rilevare i gravi indizi sulla presenza di dette irregolarità.

Sul punto, è stato correttamente evidenziato che, a titolo meramente esemplificativo, violazioni di natura tributaria, della concorrenza e della tutela dell'ambiente possono integrare i presupposti per ricorrere al tribunale, ma alla sola condizione che detti atti o fatti mettano a repentaglio gli interessi dei soci e dei creditori sociali.

Per quanto concerne il legittimato a proporre la denuncia, si deve far riferimento al capitale sociale (quorum di legittimazione) ed ai soci risultanti tali nell'anagrafe della camera di commercio al momento della presentazione della denuncia, restando esclusi i cessionari non ancora trascritti, mentre la medesima possibilità di agire in giudizio deve essere riconosciuta anche ad un solo membro dell'organo di controllo.

Si evidenzia, inoltre, la più contenuta possibilità di denuncia da parte del Pubblico ministero, rispetto alla versione precedente, che resta limitata alle irregolarità degli amministratori di società quotate, di cui all'articolo 2325-bis c.c. e, per quanto concerne la legittimazione passiva, come si debba far riferimento all'organo amministrativo e, solo in seconda battuta e come soggetti coinvolti nelle eventuali e successive azioni giudiziarie, ai sindaci. Dopo l'analisi della procedura da seguire e la conferma dell'estensione dell'applicazione del controllo giudiziario alle società cooperative, per effetto del rinvio disposto dall'articolo 2545-quinquiesdecies c.c., il documento analizza la possibile applicazione della procedura alle società a responsabilità limitata, con eccezione di quelle sportive alle quali si rende applicabile l'art. 8, del d.lgs. 37/2004.

Per tali soggetti giuridici, il legislatore riformatore ha escluso la possibilità aprendo un aspro dibattito in dottrina, con affermazioni giurisprudenziali contrastanti; infatti, la Corte costituzionale (sentenza n. 481/2005) e la Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 403/2010) ne hanno confermato la disapplicazione, altra giurisprudenza (Tribunale di Napoli, sentenza 14/05/2008 e Milano, sentenza 8/07/2005) ne hanno affermato la possibilità.

Sul punto, estremamente centrale, i giovani dottori hanno affermato che l'organo di controllo non si deve limitare a meri controlli contabili, ma deve essere in grado di effettuare anche quelli basati sulla corretta e regolare gestione della società, stante il fatto che i primi sono di ausilio dei secondi e, soprattutto, perché l'ambito applicativo dell'articolo 2476 c.c. risulta, senza alcun dubbio, più ristretto rispetto a quanto previsto dall'articolo 2409 c.c., facendo solo riferimento alla previsione della nomina di un amministratore giudiziario per il ripristino della normalità gestionale.

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