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Campagna contro Cassa ragionieri

del 14/04/2010
di: di Marco Caiazzo
Campagna contro Cassa ragionieri
Potrebbe arrivare a una svolta clamorosa la vertenza che da tempo vede protagoniste le Casse di previdenza dei ragionieri e dei dottori commercialisti, tuttora separate nella casa comune dell'Albo unico. Lo spiega il presidente della Cnpr, Paolo Saltarelli: «Non possiamo più tollerare che quasi la metà degli ordini professionali non comunichino alla nostra Cassa le iscrizioni dei commercialisti al nuovo Ordine e addirittura che due ordini professionali (nel consiglio direttivo di uno dei quali siede addirittura un consigliere della Cassa dottori…) abbiano a maggioranza deliberato di inviare gli elenchi degli iscritti solo alla Cndcec». Per Saltarelli «non esiste una posizione egemonica anche se, purtroppo, sono convinto che in molti casi essa si alimenti di quella maggioranza che il dlgs 139 ha voluto riservare alla sola categoria dei dottori». «Stiamo valutando i passi da compiere con tutti i Ministeri vigilanti, ivi compreso quello della Giustizia, che ha la vigilanza sugli ordini professionali, anche alla luce della posizione assunta dal ministero del lavoro con la ormai famosa comunicazione a Cassa dottori del 29 settembre 2009», aggiunge. «È vero che siamo nel campo della previdenza obbligatoria ma la situazione creatasi sul fronte previdenziale a seguito della unificazione delle professioni non può essere trattata secondo schemi e dettami noti perchè non esistono precedenti in materia. Sta continuando la categoria dei “commercialisti”  ma sono rimaste separate le due Casse che facevano previdenza per i commercialisti esistenti prima dell'unificazione della professione. È di tutta evidenza che, probabilmente, siamo di fronte ad atteggiamenti molto simili all'abuso di posizione dominante».

Domanda. Dunque, la vostra posizione qual è?

Risposta. Abbiamo intenzione di tutelare il nostro Istituto ed evitare, così, la diffusione di notizie palesemente in contrasto con la realtà dei fatti. Noto, con amarezza e crescente stupore, che temi delicati come l'assistenza e la previdenza, che sono e restano gli obiettivi principali delle Casse professionali, passano in second'ordine di fronte alla necessità, per Cassa dottori, di rastrellare nuove iscrizioni necessarie, come più volte pubblicamente dichiarato, alla sostenibilità di lungo periodo.

D. La Cassa dottori, però, argomenta le sue perplessità mettendo sul tavolo i numeri: dice che la Cnpr è poco prudente a ipotizzare un rendimento del proprio patrimonio del 4,1 o del 4,5%, laddove la stessa Cassa dottori utilizza il tasso del 3,4%. Inoltre, a loro dire, ci sarebbero dubbi sulle linee di crescita dei redditi e dei volumi d'affari degli iscritti…

R. Il tasso di rendimento, secondo quanto previsto nel decreto ministeriale del 29 novembre 2007, deve anche tenere conto del rendimento medio realizzato dall'Ente realizzato nell'ultimo quinquennio. Dal documento redatto dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale e relativo al primo esame dei bilanci tecnici redatti dalle Casse secondo le nuove modalità, si rileva che il rendimento realizzato dalla Cnpr, relativo al periodo 2004-2008, è stato del 4,32%, a fronte di un rendimento ipotizzato nel bilancio tecnico del 4,1%, con una differenza positiva dello 0.22%. Al contrario, il rendimento realizzato dalla Cassa dottori, sempre nello stesso arco di tempo, è stato del 2,78%, rispetto a un rendimento previsto del 3,4%, con una differenza negativa di 0,62 punti percentuali. Inoltre per quanto riguarda la crescita della popolazione amministrata Cassa ragionieri proietta un sistema a fondo chiuso (senza cioè la previsione di nuovi ingressi)  mentre la Cassa dottori adotta un sistema a fondo aperto (cioè con la previsione di nuovi iscritti) e le linee di crescita percentuali dei redditi e dei volumi d'affari sono oggettivamente più basse per la Cnpr rispetto a quelle adottate da Cassa dottori.

D. A questo punto cosa avete deciso di fare?

R. Avremmo potuto limitarci all'esame del bilancio tecnico della Cassa dottori e discutere per esempio di quell'aliquota contributiva media ipotizzata del 13 e del 14% quando oggi gli ultimi dati disponibili dicono che stanno consuntivando un'aliquota media del 10,6%. È poco prudente? Quanto incide questo aumento sui futuri equilibri attuariali? È un caso che gran parte della spesa pensionistica relativa a questi contributi si collochi subito dopo il termine del periodo di osservazione? Perché nel bilancio tecnico standard questa linea di crescita è decisamente più prudente? Vogliamo parlare della rivalutazione annuale del loro patrimonio immobiliare sulla base del tasso di inflazione e degli incrementi di carriera? Invece, come ci era stato richiesto dal Consiglio nazionale, abbiamo lavorato per convincere Cassa dottori sulla fattibilità dell'integrazione fra le due Casse e, quindi, sul futuro previdenziale unico dei commercialisti e degli esperti contabili. Proprio per evitare inutili e speciose discussioni su chi è stato più prudente dell'altro nell'adozione di talune variabili, abbiamo sviluppato una nuova proiezione attuariale standard per poter confrontare i dati, nella quale tutte le obiezioni mosse da cassa dottori, che comunque contestiamo come prima detto, hanno trovato definitiva soluzione. Il tasso di rendimento del patrimonio è pari per tutte e due le Casse al 3,4% e la crescita dei redditi e dei volumi d'affari sulla base della produttività italiana dovrebbe essere identica. Dico dovrebbe perchè su quest'ultimo punto, sulla base di quanto rilevabile dal documento redatto dal nucleo di valutazione della spesa previdenziale, sembrerebbe che Cassa dottori abbia considerato anche gli incrementi di carriera nella proiezione dei redditi e dei volumi d'affari degli iscritti. Inoltre per tutte e due le Casse è prevista una crescita della popolazione amministrata secondo la progressione di crescita della popolazione italiana.

D. Dunque, un raffronto è possibile, allora?

R. Certo e sono sempre i numeri a dimostrarlo: i saldi previdenziali sono positivi sino al 2022 e dal 2046 per la Cassa ragionieri e sino al 2033 e poi dal 2049 per i dottori. I saldi totali sono positivi sino al 2028 e dal 2041 per i ragionieri e sino al 2056 per i dottori e i patrimoni al 2056 sono ampiamente positivi e pari a 6.288 milioni di euro per Cnpr e 29.715 milioni di euro per Cnpadc. Quindi entrambi i bilanci denotano un equilibrio previdenziale di lunghissimo periodo.

D. Però, rimane la questione posta sin dall'inizio del tavolo di confronto aperto con Cassa dottori: di chi sono i nuovi iscritti a far tempo dal 1° gennaio 2008?

R. Anche su questo, i risultati del bilancio tecnico standard possono essere di conforto. Se solo per un attimo accettiamo l'idea che la crescita demografica stimata da Cassa dottori nel suo bilancio tecnico specifico sia la crescita stimata e prudenziale dell'intera categoria dei commercialisti nei prossimi decenni (non avendo cassa ragionieri stimato alcuna crescita) basterà verificare se la crescita della popolazione stimata nei due bilanci tecnici standard (sulla base della crescita della popolazione italiana come prescritto dal dm del 2007) sia compatibile nel suo complesso con la predetta crescita. La sorpresa è evidente: la crescita demografica complessiva netta delle due Casse (secondo i dettami previsti dal bilancio tecnico standard) risulta sempre complessivamente ampiamente inferiore alla stima della probabile crescita della intera categoria dei commercialisti nei prossimi decenni come sopra assunta. A questo punto se i bilanci tecnici standard delle due Casse denotano condizioni di equilibrio e sostenibilità di lunghissimo periodo con rispettive assunzioni di crescita demografica che, come visto, sono compatibili nel loro complesso con quelle specifiche dell'intera categoria dei commercialisti e decisamente più prudenziali dal punto di vista numerico, che cosa impedisce l'integrazione tra i due Istituti?

D. Lo chiedo a lei…

R. Ideologismo allo stato puro. La pervicace convinzione di presunta egemonia previdenziale sostenuta in considerazione del fatto che il nuovo ordine professionale si chiama «Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili» e che i nuovi iscritti si abilitano con il titolo professionale di dottore commercialista, non esistendo più il titolo professionale di ragioniere commercialista.

D. Le vostre proposte quali sono?

R. La Cassa ragionieri ha da sempre dichiarato che l'integrazione è auspicabile ma non obbligatoria e che in quest'ultimo caso deve essere disciplinata la materia delle iscrizioni alle due Casse di previdenza. Da tempo abbiamo fatto più proposte finalizzate all'integrazione delle due Casse. La prima prevede la creazione di una casa comune con 3 gestioni separate: due riferite agli iscritti alla Cnpr e alla Cnpadc fino al 31/12/2007 e un'altra per gli associati al nuovo Ordine professionale a far tempo dal 1° gennaio 2008 prevedendo, questo è un elemento di novità,  la costituzione di un fondo di garanzia fra i tre fondi alimentato, per esempio, con l'aumento del contributo integrativo dal 4 al 5% come previsto dal cosiddetto «dl Lo Presti». Inoltre il problema più volte sollevato da Cassa dottori in merito all'eventuale default di una delle tre gestioni potrebbe essere facilmente superato adottando quelle disposizioni statutarie che, già approvate dai ministeri vigilanti, hanno per esempio istituti quali l'Inpgi e l'Enpaia.

D. La seconda proposta, invece?

R. In alternativa, e questo progetto nasce da una specifica richiesta di Cassa dottori, prevedere che l'iscrizione alla Cassa discenda dall'iscrizione che ha il dominus presso il quale è stata fatta la pratica professionale obbligatoria. Ed ha il pregio di riconoscere alla nostra categoria ancora un ruolo vitale e fondamentale. Certo che se persisteranno come mi sembra motivazioni e pregiudizi ideologici ci guarderemo intorno perché  i nostri  50 anni di storia e di esperienza possano essere messi a frutto anche per altri soggetti che vogliono una copertura previdenziale.

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