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Il genitore che insulta resta in casa

del 14/04/2010
di: di Debora Alberici
Il genitore che insulta resta in casa
Non può essere allontanato dalla famiglia il genitore che apostrofa i figli con epiteti come «deficiente». Ciò anche se in passato è stato accusato di maltrattamenti ma le autorità hanno appurato la fine della condotta illegittima. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 13897 di ieri, ha accolto con rinvio il ricorso di un padre, inizialmente accusato di maltrattamenti, che era stato allontanato dai figli. In particolare, decidendo sul caso di una famiglia di Bologna la sesta sezione penale ha affermato che sgridare i figli e rivolgere loro epiteti come «deficiente» non è necessariamente sintomo che i maltrattamenti siano ripresi, e non può costituire unico presupposto sul quale basare la misura cautelare prevista dall'art. 282 bis c.p.p., imponendogli l'allontanamento dalla casa familiare. Insomma la Cassazione ha annullato con rinvio la misura cautelare di allontanamento dalla famiglia disposta nei confronti del padre accusato di maltrattamenti per incuria dei due figli, dei quali uno malato di epilessia. L'accusa si basava sulla testimonianza di un vicino: aveva sentito l'indagato chiamare i piccoli «deficienti».
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