Consulenza o Preventivo Gratuito

Niente clausole compromissorie al momento dell'assunzione

del 14/04/2010
di: La Redazione
Niente clausole compromissorie al momento dell'assunzione
No alle clausole compromissorie al momento delle assunzioni. Sembra essere questo il solo punto in comune tra Cgil e il resto delle associazioni sindacali e imprenditoriali sul collegato lavoro, che ieri ha ripreso il suo iter in commissione lavoro della camera proprio con l'audizione delle parti sociali. La Confindustria per bocca del direttore delle relazioni industriali Giorgio Usai, ha sottolineato come l'associazione condivida «pienamente» il richiamo di Napolitano sul rispetto del principio della volontarietà dell'arbitrato. Così come l'invito alle «soluzioni condivise», come l'avviso comune firmato da tutti (esclusa la Cgil) nella quale viene escluso il ricorso a clausole compromissorie in tema di licenziamento. Per il sindacato guidato da Guglielmo Epifani, i punti critici del collegato sono molti. Il segretario confederale Fulvio Fammoni ha spiegato che «se le modifiche del governo saranno passi avanti li valorizzeremo, ma se resteranno norme che riteniamo incostituzionali continueremo la mobilitazione in tutte le forme». La Cgil pensa anche al ricorso alla Corte costituzionale e annuncia un presidio davanti a Montecitorio per il 26 aprile, quando il testo andrà in Aula. Inoltre chiede un riesame complessivo del testo e un passaggio anche in altre commissioni come la Giustizia (per il ruolo del giudice del lavoro) e gli Affari costituzionali (per alcuni aspetti della clausola compromissoria). I consulenti del lavoro chiedono invece che si proceda rapidamente, senza alcun pregiudizio ideologico. «In questo momento ognuno deve fare la propria parte per migliorare il sistema», dichiara il presidente del Consiglio nazionale, Marina Calderone. «Noi siamo pronti a discutere con le parti interessate, anche nell'ottica della bilateralità, di linee guida condivise per chi dovrà operare come conciliatore o arbitro».

Per la Cisl il segretario confederale Giorgio Santini ha sottolineato quattro punti da rivedere: la certificazione dei contratti deve essere fatta da soggetti terzi rispetto alle parti, arbitrato solo se scelto liberamente dalle parti e con esclusione della materia del licenziamento, limiti all'abitrato di equità che rispettino «i diritti indisponibili dei lavoratori» e infine che le decadenze dei termini di impugnazione dei licenziamenti siano connesse solo a licenziamenti in forma scritta. Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, ha sottolineato come debba «rimanere esplicitamente acclarato che l'arbitrato non ha nulla a che vedere con i licenziamenti, e che esso non puo' essere imposto al momento dell'assunzione. Si dovrebbe invece prevedere che l'eventuale clausola compromissoria si applichi solo al termine del periodo di prova». Nazzareno Mollicone, segretario confederale dell'Ugl, ha rilevato infine che l'arbitrato «non è una novità. Il punto debole è che non può entrare nella certificazione, ma va trattato nell'ambito dei contratti e degli accordi collettivi».

Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casa hanno rilevato che «proprio perché i lunghi tempi della giustizia italiana incidono sui fattori di competitività del Paese e sui diritti dei lavoratori, riteniamo che lo strumento dell'arbitrato abbia una sua utilità intrinseca in termini di possibile riduzione della durata del contenzioso».

vota