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Allevamento, contano solo i dati

del 13/04/2010
di: Benito Fuoco
Allevamento, contano solo i dati
L'attendibilità di una azienda agricola di allevamento animali è subordinata al possesso del registro di carico e scarico degli animali allevati. Ne consegue che sia la percentuale di riferimento dei mangimi impiegati, che consente di ritenere agricola e non industriale una azienda di allevamento che utilizzi almeno un quarto dei mangimi ottenuti dai propri terreni, sia la natura e la qualità degli animali allevati, dovranno risultare da un apposito registro di carico e scarico distinto per specie e ciclo di allevamento; questo consentirà al contribuente di provare, in sede di un eventuale accertamento fiscale operato dall'ufficio finanziario, i fatti impeditivi o estintivi della ripresa fiscale. Con queste conclusioni, che si ricavano dalla sentenza n. 6752/2010 emessa dalla sezione tributaria della Corte di cassazione e depositata in cancelleria il 19 marzo 2010, gli ermellini hanno ampliato l'obbligo di istituzione di questo registro a tutte le aziende di allevamento di animali che non vogliano trovarsi nell'impossibilità di documentare e provare la legittimità delle attività aziendali; nel contempo, l'instaurazione di questo specifico registro consentirà all'azienda agricola di poter documentare, attraverso una perizia tecnica, il rispetto della percentuale tra capi allevati e mangime ricavato dal terreno posseduto; percentuale che come abbiamo detto non deve essere inferiore al 25% del mangime complessivamente utilizzato dall'azienda agricola. La pretesa della maggiore imposta, scaturiva da un accertamento con cui le Entrate di Caserta, in base ad una segnalazione dei militari della guardia di finanza della stessa città campana, ipotizzavano maggiori redditi per la vendita fittizia di latte di bufala; in sede di verifica infatti, l'azienda agricola non aveva dimostrato ai finanzieri di detenere alcun animale di razza bufalina, né agli stessi militari risultava che l'azienda avesse mai sostenuto i costi strumentali necessari all'allevamento ed alla mungitura di questi animali. La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso della contribuente, con una sentenza che veniva confermata in appello dalla Commissione tributaria regionale della Campania; i giudici dei due gradi di merito avevano ritenuto che l'attività agricola esercitata dalla ricorrente sfuggisse a qualunque imposizione sul reddito, e che, sotto precisi importi, non richiedesse l'istituzione di alcun obbligo di registrazione. La decisione delle commissioni di merito tuttavia, è stata completamente riformata dai giudici del Palazzaccio. «In tema di imposte sul reddito», precisa il collegio «l'attività di allevamento del bestiame, per essere considerata agricola secondo le previsioni dell'articolo 29 del dpr n. 917, deve avvenire con l'utilizzo di almeno un quarto dei mangimi ottenuti dai terreni dell'azienda». L'eventuale reddito eccedente questi limiti, hanno precisato i giudici supremi di piazza Cavour, determina un reddito d'impresa secondo le disposizioni dell'articolo 78 dello stesso decreto n. 917/86. La disposizione dei giudici di legittimità prevede che i soggetti i quali, fuori dall'ipotesi di cui all'art. 28, lettera b), del decreto del presidente della repubblica n. 597/73, svolgono attività di allevamento di animali, devono tenere un registro cronologico di carico e scarico degli animali allevati, distintamente per specie e ciclo di allevamento, con l'indicazione degli incrementi e decrementi verificatisi per qualsiasi motivo nel periodo d'imposta. La norma impone, dunque, precisi adempimenti contabili a tutte le imprese che svolgono attività di allevamento, ad esclusione di quelle ipotesi contemplate dall'articolo 32, comma 2, lettera b), del dpr n. 917/1986 (già articolo 28, lettera b), del dpr n. 597/1973). Il collegio aggiunge che l'onere di provare i fatti impeditivi o estintivi dell'accertamento eseguito dall'ufficio spetti al contribuente (Cassazione n. 22582/2006). Quindi, come logica conclusione, si impone di istituire un registro di carico e scarico degli animali allevati, distintamente per specie e ciclo di allevamento, con l'indicazione degli incrementi e decrementi verificatisi per qualsiasi motivo nel periodo d'imposta. L'inottemperanza a questo obbligo determina l'inattendibilità della contabilità aziendale.

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