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Conciliazione salata per i legali

del 10/04/2010
di: di Giovanni Galli
Conciliazione salata per i legali
Conciliazione costosa per gli avvocati. Con la riforma che ha introdotto nel sistema giustizia la mediazione (legge 69/2009 e decreto legislativo n. 28/2010) gli ordini sono chiamati a istituire organismi di conciliazione presso i tribunali, che saranno riconosciuti di diritto dal ministero. Una opportunità certo, ma anche una sfida visto che, per chi non è già sul mercato sulla base delle vecchie regole (appena una decina di ordini possono vantare un organismo di conciliazione già avviato), il rischio è quello di una partenza in salita che potrebbe trasformarsi anche in una iniziativa inutile e piuttosto dispendiosa (stime prudenziali parlano di 9 milioni di euro per il sistema ordinistico). L'esigenza di avere un quadro normativo completo per poter cogliere al meglio le opportunità e superare le difficoltà interpretative e pratiche che le norme hanno posto è emersa ieri nel corso di una riunione con i referenti degli ordini locali per la conciliazione, organizzata dal Consiglio nazionale forense proprio con l'obiettivo di verificare nel tempo e sul campo lo stato dell'arte. Nel corso della riunione sono state avanzate alcune stime: supposto che almeno (e sono stime prudenziali) il 5% degli avvocati iscritti agli albi vogliano diventare conciliatori e calcolando una cifra di 500 euro a testa per singolo corso, il costo per l'avvocatura sarà di 5milioni e mezzo di euro. Dal canto loro gli ordini dovranno organizzare almeno 370 corsi e, stimati almeno due dipendenti impegnati negli organismi di conciliazione dovranno sborsare oltre 9milioni di euro. Senza neanche rientrare dell'Iva corrisposta ai conciliatori. Altra questione emersa è stata quella della polizza assicurativa: la legge la prevede come obbligatoria ma le compagnie di assicurazioni finora contattate dagli ordini spesso non possono fornire proposte sulla base del volume di affari (che a tutt'oggi non si riesce a stimare). Il Cnf sta valutando due strade alternative: o chiedere al ministero l'esonero per gli ordini, come già previsto per le Camere di commercio; oppure stipulare una convenzione con una compagnia di assicurazione. «Con la commissione Cnf per lo studio della mediazione abbiamo avviato un confronto con il ministero della giustizia nella convinzione che gli organismi di conciliazione presso gli ordini forensi abbiano delle caratteristiche peculiari: saranno formati da soggetti con una formazione specifica giuridica teorico-pratica e potranno garantire una maggiore imparzialità. Siamo dell'avviso anche che le parti avranno interesse a essere accompagnate da un legale di fiducia. Insisterò presso il ministero perché gli ordini siano automaticamente iscritti anche come enti formatori. E sono dell'avviso che i conciliatori presso gli ordini non potranno essere che avvocati che si siano formati presso l'ordine stesso o altri ordini forensi», ha spiegato il presidente Cnf Guido Alpa. I dubbi sulla implosione del sistema sono tutti sul tappeto, anche perché andrà valutata la sostenibilità economica e pratica del sistema. «Siamo tutti preoccupati perché non ci sono dati che ci diano un ordine di grandezza. Certo è però che il sistema si dovrà autofinanziare e quindi è importante che il ministero fissi delle tariffe che siano sufficienti a coprirne i costi», ha evidenziato Alpa. Quanto alle prime indicazioni operative in tema di formazione, sono state suggerite le competenze da acquisire in un corso di formazione per conciliatori: conoscenza delle dinamiche del conflitto, comunicazione efficace, tecniche di negoziazione cooperativa, tecniche di comunicazione, tecniche e procedura di mediazione dei conflitti. Quanto alla qualità dell'ente di formazione, gli elementi che militano a suo favore sono la presenza di un responsabile scientifico, requisiti di professionalità dei docenti, un sistema di valutazione e il sistema di selezione dei mediatori. È stato spiegato come istituire un ente di conciliazione sia come emanazione diretta dell'Ordine o tramite una fondazione costituita ad hoc. Rimangono sullo sfondo le difficoltà interpretative delle norme: è stato suggerito di non enfatizzare le conseguenze dell'inadempimento dell'obbligo di informazione da parte dell'avvocato: l'assistito potrebbe agire per la ripetizione di quanto già corrisposto all'avvocato. Sul piano disciplinare sarebbe applicabile l'articolo 40 del codice deontologico. Dubbi poi sorgono, quando la mediazione è prevista come condizione di improcedibilità, nel caso di domande riconvenzionali o alla chiamata in causa o all'intervento volontario di terzi.

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