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Con l'Inps bisogna reagire

del 09/04/2010
di: La Redazione
Con l'Inps bisogna reagire
Se non vivessimo questo disastroso periodo di crisi industriale e soprattutto finanziaria molto probabilmente la questione che di seguito cercheremo di affrontare potrebbe essere considerata di secondo piano e pertanto non meritare un articolo su un quotidiano a tiratura nazionale come IO, però, dopo un anno e mezzo dall'avvio conclamato della «crisi» come consulenti del lavoro abbiamo registrato numerosissime iniziative legate al sostegno delle aziende e dei lavoratori in difficoltà industriale ed economica ma, a nostro parere, non si intravede ancora alcun aiuto o supporto per le aziende che hanno visto aggravarsi la loro situazione finanziaria. Questa riflessione prende spunto da una serie di evidenze tra le quali salta all'occhio professionale quella contenuta nel messaggio n. 2332/2010 della direzione centrale dell'Inps, che «detta» il calendario annuale delle attività di iscrizione a ruolo dei presunti crediti insoluti a favore dell'Istituto. Nel corpo del messaggio si legge che sono stati concessi 15 giorni in più per procedere all'iscrizione a ruolo delle presunte somme dovute all'Istituto a seguito di denunce insolute ed F24 non pagati. Bene, a prescindere dalla valutazione dello «sforzo» con il quale l'istituto concede ad aziende e contribuenti «ben» 15 giorni in più per pagare debiti del quale si conosce bene l'ammontare e la natura, riteniamo sia utile notare che l'Inps procede imperterrita sulla strada dell'Iscrizione a ruolo sulla base di automatismi temporali che, spesso, non tengono conto degli avvenimenti reali e degli effettivi pagamenti avvenuti. Inoltre si reputa sempre di estremo interesse il fatto che l'Istituto non perde occasione per regolamentare e gestire percorsi ed istruzioni destinati a procedure di iscrizione a ruolo, ma non si preoccupa assolutamente di regolamentare nuovi e migliori sistemi automatici di concessione delle dilazioni di pagamento, che probabilmente consentirebbero un reale incremento del valore dei crediti incassati. Tutti quanti conosciamo la proverbiale efficienza che l'Istituto ha nel curare i propri interessi ed incassare i propri crediti, ma tutti quanti conosciamo altrettanto chiaramente che la perfezione del «calendario» dettato nel messaggio del 15 gennaio (si prevede che «automaticamente» le scadenze di gennaio 2010 non onorate entro il 28 febbraio siano iscritte a ruolo il 6 giugno 2010, previo avviso bonario) si scontra con l'inefficacia dei sistemi di rilevazione dei pagamenti effettuati in ritardo. In pratica per un consulente del lavoro ( e per l'azienda assistita) sembra non esserci sventura peggiore di quella in cui un contribuente, non avendo avuto disponibilità finanziaria per pagare un F24 nei termini, vi provveda immediatamente dopo la scadenza. In pratica le aziende che pagano i contributi dal 17 al 31 del mese di scadenza (in luogo del giorno 16) con molta probabilità vedranno recapitarsi prima un avviso bonario, con il quale si chiederà la regolarizzazione del debito e, successivamente, con altrettanta prevedibilità gli sarà recapitata la cartella esattoriale con la richiesta di pagamento sempre del medesimo debito aumentato degli oneri di rito. Molto spesso in questo percorso di «degenerata» efficienza, vi è l'intervento del consulente del lavoro, che, gestendo le relazioni con l'istituto, evidenzia che il debito è stato regolarmente onorato e chiede l'annullamento della procedura. Ovviamente tale attività professionale rischia di essere a complete spese ed oneri del professionista, poiché alle aziende sembra assurdo dover spendere ulteriori risorse per dimostrare ad un istituto efficiente come l'Inps che il debito è stato saldato e che nulla è dovuto. Per tale ragione l'Anclsu ha deciso di farsi carico di queste problematiche e proporre ai consulenti del lavoro suggerimenti utili a superare le difficoltà determinate da una burocrazia ottusa, lenta e obsoleta, la quale spesso e volentieri attraverso le proprie procedure si preoccupa di raggiungere le sue finalità, senza tener conto dell'esigenze dell'utenza e senza avere adeguata valutazione delle conseguenze che derivano da azioni tese ad un interesse unilaterale. Oggi più che mai il consulente del lavoro nell'esercizio delle proprie funzioni è esposto a rischi professionali, che possono coinvolgerlo in azioni risarcitorie per danni patrimoniali da parte dei propri clienti. Di conseguenza riteniamo utile predisporre l'annesso facsimile di lettera per offrire ai colleghi una ulteriore opportunità nell'affrontare le conseguenze rivenienti da un procedura di addebito contributivo, che presenti degli elementi di illegittimità per i quali si rende necessario produrre le dovute contestazioni.

In tale circostanza se il consulente del lavoro non si attiva affinché l'azienda assistita contesti per iscritto la illegittimità dell'addebito, le procedure telematiche determineranno almeno due conseguenze: la prima sarà che la definizione in maniera automatica di una situazione di irregolarità contributiva per l'impresa, con decadenza del diritto ad eventuali agevolazioni contributive e con l'emissione del Durc negativo, con tutte le gravi conseguenze che in tal caso colpiscono le aziende specialmente in tema di partecipazione a gare per assegnazione di appalti, agevolazioni, concessioni ecc. La seconda potrebbe essere rappresentata dall'avvio di un azione esecutiva definitiva per la cartella esattoriale non adeguatamente impugnata. Infatti, spesso e volentieri, si cerca di tamponare tale assurdi automatismi attraverso la richiesta allo sportello Inps di una «sospensione» o di uno «sgravio» della cartella. Queste procedure manuali, al contrario delle procedure automatiche di iscrizione a ruolo, sono spesso e volentieri assistite da programmi che «non rispondo», da reti informatiche «scollegate» e da procedure che vengono definite dagli operatori «bloccate» oppure «off–line», pertanto il professionista deve preoccuparsi di recarsi in istituto, convincere l'impiegato che la richiesta o la cartella è illegittima e «pregare» che il sistema informatico dell'Inps sia in grado di «sfornare» la tanto agognata sospensione (per lo sgravio diretto e telematico ci vuole un miracolo). Purtroppo però si deve fare presente a colleghi ed aziende che l'iscrizione a ruolo e la cartella esattoriale rappresentano l'avvio di un azione esecutiva per l'incasso delle somme, che non può essere bloccata con le promesse o le parole tranquillizzanti di un zelante funzionario Inps, ma deve essere annullata od impugnata con le medesime formalità con cui viene emessa. In particolare si evidenzia che i termini per impugnare le cartelle esattoriali, che contengono pretese di natura previdenziale, sono di 40 giorni dalla data di notifica. L'impugnativa deve essere proposta in sede giudiziaria e seguita da un legale ed il termine di 40 giorni non tiene conto degli atti di sospensione prodotti dall'istituto in quanto riteniamo che non abbiano validità giuridica per «sospendere» la decorrenza dei termini di impugnazione. Pertanto considerato che, per quanto riferito dai colleghi in tutta Italia, la percentuale di illegittimità delle cartelle esattoriali emesse «automaticamente» dall'istituto raggiunge almeno picchi del 60% (cioè sei cartelle su dieci sono sbagliate o si riferiscono a crediti già pagati) riteniamo sarà utile per i nostri studi, stipulare una convenzione con un bravo legale, che impugni in giudizio le cartelle illegittime. La questione diventa singolare se l'azienda (o il consulente) hanno notificato all'Inps il regolare pagamento del debito contestato, magari tramite Pec. Infatti, oltre ad avere con molte probabilità la sospensiva giudiziaria della cartella e il successivo annullamento, sarà altamente possibile che il giudice condanni alle spese l'istituto, poiché ha proceduto a iscrivere a ruolo somme già pagate dal contribuente e delle quali aveva già documentazione probante del pagamento. Pertanto, il facsimile di lettera allegata, da inoltrare all'istituto all'atto della ricezione (anche per e-mail Icon) di un avviso bonario, costringerà l'istituto a una risposta formale, che con molte probabilità sarà di annullamento della richiesta di pagamento (sempre se illegittima). Infine riteniamo che l'istituto debba modificare questa modalità di iscrizione automatica a ruolo dei crediti sulla base «dei giorni trascorsi dalla scadenza» e debba valutare (come già suggerito dai consulenti del lavoro) di effettuare una verifica sostanziale e reale dell'avvenuto pagamento ed, in mancanza, procedere con la legittima iscrizione a ruolo.

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