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Casse, l'Andoc in allerta

del 09/04/2010
di: di Simona D'Alessio
Casse, l'Andoc in allerta
La decisione di unificare gli albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri «è passata, ma è stata realizzata male. Prima bisognava risolvere il problema previdenziale (il fatto, cioè, che le categorie hanno due differenti casse di riferimento che avrebbero dovuto unificarsi ma non lo hanno fatto) e poi, eventualmente, procedere alla creazione di un albo unico». Una presa di posizione ferma quella di Riccardo Losi, il quarantatreenne presidente dell'A.N.Do.C. (l'Associazione nazionale dei dottori commercialisti), espressa ieri nel corso del primo congresso dell'organismo, nell'incantevole cornice dell'Ara Pacis, a Roma. Una giornata di lavori dedicata a scandagliare nelle pieghe di una professione che guarda al proprio futuro non senza inquietudine, anche a causa del nodo del sistema pensionistico. L'A.N.Do.C., nata nel 1990 e rappresentata da 25 sedi in tutta Italia, ritiene che non sia possibile posticipare la soluzione della questione e, pur credendo a oggi tecnicamente impossibile una fusione dei due enti, invita i vertici delle casse a trovare quanto prima una soluzione, a patto «che nessun professionista debba rimetterci un solo euro». E, va avanti Losi, «personalmente la penso come il presidente del Consiglio nazionale, Claudio Siciliotti (che ha aperto i lavori del congresso, ndr), ossia che il nostro è un paese senza prospettive, che non riesce a dare attrattive per gli investimenti. Così, noi dottori commercialisti ci troviamo ad esercitare in un ambiente poco adatto alle nostre esigenze, nella consapevolezza che il sistema fiscale è iniquo e non al passo con i tempi». Il presidente stima che, dall'avvio della crisi, vi sia stata «riduzione dei compensi pari almeno al 30-40%» e questo perché, osserva, «materialmente manca il lavoro: io, ad esempio, svolgo un'intensa attività di collegi sindacali e consiglio di amministrazione e devo constatare che da alcuni anni ci sono molte meno società» con cui lavorare. La categoria ha davanti a sé un avvenire irto di ostacoli, sottolinea il numero uno dell'associazione, «e soltanto l'impegno professionale ed il rispetto delle regole etico-deontologiche possono permetterci di affermarci». Fondamentale, infine, è l'associazionismo sia nell'ambito della propria attività, sia attraverso un «fare squadra» fra le diverse professioni: a sostenerlo è Gerardo Longobardi, presidente dell'ordine di Roma, tesi sposata in pieno da Losi.

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