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Assicurazioni all-inclusive

del 09/04/2010
di: di Debora Alberici
Assicurazioni all-inclusive
La Cassazione fissa dei paletti alla possibilità di inserire nella polizza assicurativa dell'azienda clausole che limitano indiscriminatamente i rischi. È infatti vessatoria quella che esclude la copertura per danni «da qualsiasi causa determinati».

Lo ha stabilito la Suprema corte che, con la sentenza n. 8235 del 7 aprile 2010, ha accolto il ricorso di un'impresa edile che aveva stipulato una polizza con una compagnia di assicurazione nella quale venivano esclusi i danni a condutture e impianti sotterranei «da qualsiasi causa determinati».

È il caso di un'impresa edile che aveva eseguito dei lavori di sbancamento a seguito dei quali era stato demolito un immobile poco distante. Per questo i proprietari avevano citato in causa l'imprenditore. Questo aveva chiesto al giudice di essere manlevato dalla responsabilità perché aveva stipulato una polizza ad hoc. Ma la compagnia di assicurazione si era difesa sostenendo «l'inoperatività della polizza, essendo la voce di danno invocata esclusa dall'ambito oggettivo del contratto». Infatti, esisteva una clausola, la n. 3, dove «era prevista l'esclusione dalla garanzia per i danni a condutture ed impianti sotterranei in genere, fabbricati e a cose in genere dovuti ad assestamento, cedimento franamento o vibrazioni del terreno da qualsiasi causa determinati». Il Tribunale di Messina aveva decretato l'ingresso in causa dell'assicurazione. Poi la Corte d'Appello siciliana aveva stabilito che «la polizza non copriva il danno subito dall'immobile stante la delimitazione oggettiva del contratto – aveva detto – contenuta nella clausola n. 3». Contro questa decisione la ditta individuale ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto. La terza sezione civile del Palazzaccio ha infatti enunciato un nuovo principio di diritto che potrebbe avere un grande impatto sul mondo delle assicurazioni e soprattutto sulle polizze stipulate dalle aziende, soprattutto da quelle edili. «Configura una non consentita limitazione di responsabilità, ex art. 1229 c.c.», hanno messo nero su bianco i giudici di legittimità, «la clausola di un contratto assicurativo che, nell'escludere l'assicurazione del relativo rischio, ipotizza in modo ampio ed indiscriminato la non «comprensione» dei danni nell'oggetto del contratto stesso. Inoltre l'esame e il giudizio sulla vessatorietà di una clausola debbono prescindere da dati meramente formali, come quelli in tema di sottoscrizione ex art.1341, 2°comma, c.c. (fermo restando che tale norma, dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina delle clausole vessatorie, di cui alla legge n. 52/96 prima e al Codice del consumo poi, non è applicabile all'attualità, al rapporto professionista/imprenditore - consumatore, ma solo a quello riguardante soggetti in posizione di «parità» contrattuali, vale a dire contraenti o entrambi persone fisiche o entrambi professionisti-imprenditori)».

Insomma l'assicuratore, secondo la Cassazione, non avrebbe mai dovuto prevedere una così ampia «casistica» di attività «ipotizzabili nell'esercizio di una impresa edile, da risultare la stessa clausola finalizzata non ad una consentita specificazione del rischio contrattuale bensì ad una non corretta esclusione in toto di quest'ultimo, con modalità tali, quindi, da incidere in concreto negativamente sulla sussistenza della causa del contratto di assicurazione, destinato proprio a garantire i rischi collegati all'attività imprenditoriale in questione».

Il caso farà sicuramente discutere. Anche all'interno del Palazzaccio ha trovato opinioni discordanti: la Procura generale aveva infatti chiesto di respingere il ricorso della ditta.

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