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Il divieto di concorrenza cade col passare del tempo

del 09/04/2010
di: di Federico Unnia
Il divieto di concorrenza cade col passare del tempo
Il divieto di concorrenza previsto dall'art. 2557 c.c. si può applicare solamente nel caso in cui a seguito del trasferimento di una società la nuova impresa avviata da uno dei soci cedenti di fatto interferisca nell'esercizio dell'attività ordinaria dell'impresa ceduta. Non opera per contro nel caso in cui questi abbia iniziato sì un'attività concorrenziale, ma a distanza di qualche anno dalla cessione e, soprattutto, in una collocazione geografica distante e in un contesto commerciale affollato. È questo il principio interpretativo fatto proprio dalla prima sezione civile del tribunale di Salerno che ha rigettato il reclamo contro l'ordinanza emessa dal giudice designato in data 13 novembre 2009, con cui era stata rigettata la domanda cautelare ex art. 700 c.p.c. proposta dal reclamante, diretta ad ordinare la cessazione della condotta in violazione dell'art. 2557 c.c., avendo il resistente aperto un'attività di gelateria in una strada di Salerno, dopo che analoga attività commerciale, esercitata sempre nella medesima città era stata oggetto di cessione di azienda in favore del ricorrente. L'acquirente della gelateria aveva contestato l'apertura di un nuovo esercizio da parte di uno dei soci della snc ceduta, ritenendo tale atto una palese violazione del divieto di concorrenza stabilito nell'art. 2557 cc. I giudici hanno stabilito che, anche se la natura generale e non eccezionale dell'art. 2557 c.c. dovrebbe comportare l'applicabilità del divieto di concorrenza a tutte le fattispecie che nella pratica attuano il trasferimento di un complesso aziendale da un soggetto imprenditoriale a un altro, ciò è comunque subordinato alla dimostrazione dell'esistenza di un pericolo di concorrenza differenziale, derivante dall'utilizzo da parte del socio della cedente a favore di altra azienda delle conoscenze tecniche e commerciali acquisite nel corso del primo rapporto di lavoro. Mancando la dimostrazione dell'identità del ruolo assunto dal soggetto, prima nella società cedente e quindi quale titolare della nuova impresa, viene a mancare anche il presupposto principale su cui si fonda il concetto di concorrenza differenziale. Secondo i giudici del tribunale di Salerno, l'unico soggetto tenuto al rispetto del divieto di concorrenza era la società cedente, soggetto giuridicamente distinto dai singoli soci. Infatti, benché le società di persone non siano dotate di personalità giuridica, a esse deve comunque riconoscersi una forma di soggettività giuridica distinta da quella dei singoli soci, per effetto dalla loro autonomia patrimoniale, che consente la configurazione di un'alterità tra società, da una parte, e soci, dall'altra.

Pur ammettendosi che la disposizione contenuta nell'art. 2557 c.c. non abbia il carattere dell'eccezionalità, in quanto con essa il legislatore non ha inteso porre una norma derogativa del principio di libera concorrenza, bensì ha inteso disciplinare nel modo più congruo la portata di quegli stessi effetti che le parti hanno esplicitato o che deve presumersi connaturali al rapporto che le parti stesse hanno posto in essere, la richiesta applicazione analogica dell'art. 2557 c.c. «passa tuttavia attraverso la prova rigorosa dell'esistenza di un pericolo di concorrenza differenziale da parte della società cedente per il tramite della nuova impresa individuale, pericolo deducibile soltanto dall'entità delle quote detenute dal socio e dal ruolo ricoperto dallo stesso nella gestione aziendale della società cedente».

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