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Allargate le verifiche antiriciclaggio

del 09/04/2010
di: di Luciano De Angelis
Allargate le verifiche antiriciclaggio
L'indice del rischio cliente/operazione dovrà essere modificato in relazione all'evoluzione del cliente ed al susseguirsi delle operazioni. Il fascicolo del cliente potrà tenersi anche in modo informatico. L'adeguata verifica viene estesa anche a consulenze nei confronti di cooperative ed onlus e nessuno «sconto» potrà realizzarsi in tema di posizioni gestite da società fiduciarie; ma la verifica è esclusa nel caso di attività di redazione e/o trasmissione di dichiarazioni fiscali. Inoltre, c'è l'estensione degli obblighi a ciascun revisore nell'ambito dei collegi sindacali di società industriali e commerciali. Sono i principali aggiornamenti alle «Linee guida per l'adeguata verifica della clientela» approvate nel novembre 2008, posti in essere dalla «Commissione Antiriciclaggio» del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. Un'operazione che Enrico Maria Guerra, delegato del consiglio in seno alla commissione, descrive come «un aggiornamento e un adeguamento delle disposizioni alle novità introdotte dal dlgs correttivo, il n. 151/2009».

I tempi dell'adeguata verifica. Come noto, l'art. 22 del dlgs 231/07 evidenzia che gli obblighi di adeguata verifica devono applicarsi al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio presente. A riguardo, secondo le nuove linee guida il nuovo contatto utile deve essere interpretato nel senso di «incontro» con il cliente, a prescindere dal fatto che venga modificata la situazione in essere. Ove, invece, se la situazione in essere subisca modificazioni (ad es. a seguito del conferimento di un nuovo incarico, della modifica di un incarico precedentemente conferito, della modifica dei soggetti connessi all'incarico), ovvero il professionista venga a conoscenza dell'esistenza di situazioni di rischio, l'adeguata verifica deve essere anticipata senza attendere il «primo contatto utile».

Prestazioni escluse/comprese. Nell'ambito dell'aggiornamento della tabella dei clienti/operazioni assoggettate ad adeguata verifica, si prende atto del novellato art. 12, comma 3 del dlgs 231/07 escludendo dagli obblighi in commento le attività di redazione e/o trasmissione di dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali. Spazio poi, all'adeguata verifica nel caso di consulenze prestate a cooperative, onlus ed enti assimilabili, ai professionisti che redigono relazioni in tema di accordi di ristrutturazione, alle attestazioni dei piani di risanamento, alle relazioni giurate in materia di concordati preventivi, situazioni nelle quali l'incarico viene conferito al professionista dall'imprenditore e non dall'autorità giudiziaria.

Sindaci revisori: obbligo di adeguata verifica a titolo individuale. In sintonia con quanto già asserito nella nota esplicativa al dlgs 151/2009 (si veda ItaliaOggi dello scorso 24 dicembre) si conferma che i sindaci/revisori debbano, quali revisori, assolvere all'obbligo di adeguata verifica della società sottoposta a controllo.

In proposito, nel caso in cui il «soggetto incaricato della revisione contabile sia un organo collegiale, ad esempio il collegio sindacale, l'obbligo di adeguata verifica graverà su ciascun sindaco revisore e non già sull'organo collegio sindacale.

È da chiedersi, sul tema, da quando possa considerarsi cogente tale obbligo. Di certo non anteriormente al 4 novembre 2009, cioè non prima della data di entrata in vigore del novellato art. 16, comma 2 del dlgs 151/09, visto che solo le disposizioni del citato articolo hanno reso palese tale obbligo in capo ai revisori.

Indicatore di rischio: un'analisi dinamica. In relazione all'approccio dinamico, che si chiede agli indicatori di rischio, viene precisato che l'indicatore «espressione del rischio di riciclaggio e finanziamento al terrorismo dovrà essere aggiornato nel corso del rapporto». Ricordiamo che tale indicatore «finale» deriva dalla somma di una serie di indicatori di rischio riguardanti il cliente e le operazioni monitorate dal professionista. A riguardo, viene infatti specificato che tale indicatore dovrà essere modificato nel tempo in relazione:

1) all'evoluzione del cliente (trasformazione della struttura giuridica, trasferimento di residenza ecc.);

2) alla evoluzione delle singole operazioni monitorate. In merito a quest'ultima si ritiene ammissibile limitare l'analisi del rischio (e del relativo punteggio) all'ultima operazione monitorata, con esclusione dal punteggio della operazione antecedente. Il tutto, avendo cura di lasciar traccia nelle «carte di lavoro» del controllo costante sul cliente.

Circa le operazioni viene inoltre chiarito che l'ordinarietà (o, al contrario, la straordinarietà) dell'operazione deve essere considerata in relazione all'attività abituale del cliente, avuto riguardo alla tipologia e alle dimensioni della stessa. Infine, alle operazioni effettuate in tutto o in parte mediante l'impiego di denaro contante deve essere sempre attribuito un punteggio (di rischio) più elevato.

Il titolare effettivo. Sul tema, vengono evidenziate alcune situazioni in cui non appare agevole l'individuazione del titolare effettivo. Si pone l'attenzione, in primo luogo, al caso in cui, per effetto della catena di controllo, il titolare effettivo possieda meno del 25%, ma controlli ugualmente la società. In tale circostanza sarà d'obbligo per il professionista risalire a chi si pone a capo, di fatto, della società cliente.

Qualora nel corso della verifica della struttura di proprietà e di controllo del cliente, il professionista rilevi la presenza di una o più società fiduciarie, non trovando applicazione per queste ultime gli obblighi semplificati di adeguata verifica, esso sarà chiamato a chiedere, ai fini della complessiva valutazione del cliente e dell'operazione, le complete generalità del/dei fiduciante/i.

La fiduciaria, ai sensi dell'art. 21, dovrà fornire tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire al professionista di poter adempiere agli obblighi di adeguata verifica del fiduciante.

Ai fini dell'identificazione del titolare effettivo, la fiduciaria dovrà fornire per iscritto, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie e aggiornate delle quali sia a conoscenza.

Le notizie e informazioni ricevute dovranno essere custodite nel fascicolo onde garantire la riservatezza del negozio fiduciario di cui il professionista è venuto a conoscenza.

Fascicolo del cliente. Nell'ambito dei dati che dovranno essere contemplati nel fascicolo, si rinviene, fra le novità, anche l'inserimento della documentazione relativa alla cessazione della prestazione professionale o dell'operazione. Tale indicazione sarà utile per verificare la decorrenza del decennio dell'obbligo di conservazione dei dati ed informazioni in esso contenute.

Fascicolo informatico. A seguito delle novità e delle interpretazioni fornite dal documento del Cndcec, il fascicolo del cliente potrà essere tenuto anche con modalità informatica oltre che cartacea, mediante, ad esempio, la creazione di cartelle informatiche intestate a ciascun cliente nelle quali dovranno essere archiviati tutti i documenti. La possibilità dell'informatizzazione tiene conto del fatto che per conferire validità probatoria, ai fini dei procedimenti giudiziari, al fascicolo digitale, il professionista dovrà procedere all'apposizione della firma digitale e, ove sia necessaria la data certa, anche della marca temporale. Da un punto di vista operativo si rileva che se il documento è già informatizzato non sarà necessaria alcuna ulteriore operazione, mentre se l'originale è in forma cartacea allora bisognerà procedere alla sua scannerizzazione. Infine, si ricorda che anche i fascicoli della clientela in versione informatica vanno conservati nel rispetto della normativa sulla protezione e conservazione dei dati personali.

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