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Le professioni possono andare oltre

del 08/04/2010
di: La Redazione
Le professioni possono andare oltre
Siete mai entrati recentemente in una farmacia? È un altro mondo: assieme al farmacista ci sono infermieri e fisioterapisti che prestano assistenza domiciliare ai clienti, si possono effettuare analisi o sottoporsi a trattamenti per la pelle, prenotare visite specialistiche ambulatoriali, pagare i ticket sanitari o ritirare i referti medici . Il decreto legislativo, varato lo scorso novembre, che individua i nuovi servizi erogati dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale è solo la punta dell'iceberg di un vivace fermento. Dalle controversie di lavoro alle skyline delle nuove città eco-compatibili, fino alle cliniche veterinarie i professionisti stanno cambiando pelle per venire incontro, attraverso prestazioni ad alto contenuto scientifico, ai bisogni più complessi delle persone. È la teoria di uno dei massimi esperti di sociologia delle professioni in Italia: «Stiamo assistendo alla rivoluzione delle funzioni delle professioni: oggi le categorie intellettuali mirano ad acquisire nuovi spazi professionali che prima non esistevano e, al tempo stesso, riconquistare un ruolo sociale che, in uno scenario dominato dalle ferree logiche di mercato, rischia di scomparire. È forse il fenomeno più importante che sta caratterizzando il nostro momento storico». Gian Paolo Prandstraller, già professore ordinario di sociologia alla facoltà di scienze politiche di Bologna, ha cominciato ad occuparsi di liberi professionisti prima ancora che Giuliano Amato (nel 1994) mettesse piede all'Antitrust, per «riscrivere i contorni dell'operatività degli Ordini», prima ancora che il sottosegretario alla giustizia Antonino Mirone (nel 1997) stendesse la prima bozza di legge-quadro, che voleva ridisegnare il mondo delle libere professioni. Partiamo da qui.

Domanda. Professor Prandstraller, quando ha cominciato ad occuparsi di professioni?

R. Negli anni 70 venne dato alle stampe un volume sulla sociologia delle professioni; un reader che conteneva un mio saggio sulle professioni nell'America di quegli anni: gli autori si soffermavano sulle caratteristiche tipiche delle professioni rispetto alle imprese industriali e commerciali.

D. Che c'entra l'America?

R. All'epoca in Italia non si sapeva nulla. Non si riusciva a dare una risposta alla semplice domanda «che cosa è una professione intellettuale».

D. E oggi che cos'è una professione intellettuale?

R. Ancora oggi il codice civile non dà alcuna risposta. Benché ci siano le leggi fondative degli ordini professionali, non c'è mai stata chiarezza.

D. Secondo lei, quale deve essere la definizione esatta?

R. La professione intellettuale è un'abilità specifica, non generica, fondata su un sistema di conoscenze scientifiche che si apprendono all'università. Per essere professionista bisogna avere un supporto cognitivo accademico che poi viene sviluppato dalla pratica e dalla formazione continua.

D. È una definizione che vale ancora oggi?

R. Vale sempre più nel tempo. Bisogna fondare la professione sulla scienza, qualsiasi tentativo di modificarla con conquiste parziali è assurdo.

D. A che cosa si riferisce?

R. Gli esempi possono essere molti: pensiamo a un ex maresciallo della guardia di finanza che vuole fare il fiscalista sulla base della sua esperienza, ma senza aver acquisito un titolo. Conosce benissimo il mestiere, ma non può essere un professionista. Una nuova professione può essere riconosciuta solo quando c'è un insieme di conoscenze scientifiche diverse rispetto a quelle che già esistono. Non si può duplicare.

D. È uno dei nodi che dovrà sciogliere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, con lo statuto delle professioni. Come dovrebbe essere il nuovo assetto delle professioni in Italia?

R. Le ipotesi sono due. Da un lato, occorre configurare gli ordini professionali come entità dello Stato per regolamentare il sistema delle professioni; dall'altro, è necessario dare un pieno riconoscimento alle associazioni di categoria che assumono la tutela degli interessi dei professionisti. Se il sistema che verrà saprà difendere il principio della conoscenza e si doterà di associazioni sufficientemente potenti da affiancare gli ordini nella tutela degli interessi delle categorie, avremmo fatto un gran passo avanti.

D. Dove sta la differenza?

R. La differenza è molto profonda. Gli ordini, quali entità dello stato, non possono assumere la difesa di interessi corporativi, rischierebbero di cadere in pericolosi conflitti di interesse che minerebbero la loro credibilità agli occhi dei cittadini. Spetta alle associazioni il ruolo di difendere gli interessi politici ed economici dei professionisti, guardiamo per esempio a quanto fatto negli ultimi mesi da Confprofessioni sul fronte degli ammortizzatori sociali e su altri strumenti contrattuali. Una volta chiarita questa differenza sostanziale, il sistema delle professioni potrà affrontare, con adeguati strumenti, le profonde trasformazioni in atto nella società e nell'economia del Paese.

D. Come sta cambiando l'attività dei professionisti?

R. La trasformazione degli studi professionali è un problema storico. La figura del professionista paternalistico che aveva una grande influenza dentro e fuori lo studio è destinata a morire. Il fattore più rilevante che emerge sempre più nitidamente da numerose attività intellettuali riguarda l'acquisizione di nuove funzioni rispetto a quelle stabilite dalla legge.

D. Per esempio?

R. Prendiamo per esempio il decreto sui nuovi servizi delle farmacie. In questo caso, il legislatore ha saputo coniugare una crescente domanda di nuovi bisogni assistenziali da parte dei cittadini con l'estensione dei compiti e delle funzioni del farmacista. E il risultato è sorprendentemente clamoroso. Un altro ambito molto interessante riguarda le controversie civili e commerciali che, in determinati ambiti, rendono obbligatorio l'arbitraggio. E ancora, i consulenti del lavoro si stanno candidando a supplire i giudici nelle controversie di lavoro, i veterinari stanno uscendo dai piccoli negozi di quartiere per costruire vere e proprie cliniche per animali. Gli architetti sono stati i primi ad allargare il loro spettro d'azione, estendendo le loro competenze al territorio e all'ambiente.

D. In molti casi, però, si creano profondi conflitti tra le diverse categorie…

R. Questioni di bottega che non spostano la portata storica della trasformazione in atto negli studi. Al di là delle solite diatribe, la questione di attribuire nuove funzioni ai professionisti è centrale per la loro permanenza sul mercato e nel ruolo che devono occupare nella società. Se si riuscirà a cogliere nuove esigenze che nascono dal basso e incanalarle verso competenze professionali potremmo arricchire il tessuto culturale del Paese.

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