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Soci delle srl con il filtro

del 08/04/2010
di: di Andrea Bongi
Soci delle srl con il filtro
Per evitare che le risultanze dell'accertamento con adesione della srl vengano estese anche ai soci è necessario redigere con attenzione l'atto di adesione. In particolare il contribuente dovrà aver cura di prevedere esplicitamente in tale atto una frase del tipo: «Gli esiti del presente accertamento con adesione non potranno essere estesi ai soci». È questo, in estrema sintesi, il suggerimento fornito dalla fondazione studi dei consulenti del lavoro nel parere n. 11 di ieri in risposta ad un quesito fornito da una srl che aveva chiuso con adesione alcune annualità d'imposta non congrue agli studi di settore ed i cui soci, immediatamente dopo, erano stati raggiunti da singoli avvisi di accertamento sui maggiori redditi definiti dalla società sulla base della loro quota di partecipazione al capitale sociale.

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro, oltre al suggerimento di ordine pratico relativo alla chiusura dell'atto di adesione, non manca tuttavia di criticare nel merito l'operato dell'ufficio che, minando i rapporti di correttezza e trasparenza che dovrebbero improntare i rapporti fra il contribuente e l'amministrazione finanziaria, ha ritenuto di dover agire anche a valle della società di capitali rettificando «per trasparenza» anche il reddito dei suoi soci.

Operato dell'ufficio che, seppur avvalorato da alcune pronunce della giurisprudenza di legittimità riferite a realtà a ristretta base societaria (Cass. 11724 del 18/5/2006), non può non essere criticato per carenza di legittimità dei suoi presupposti.

Perché l'ufficio possa rettificare le dichiarazioni dei soci di una srl sulla base della precedente rettifica del reddito della società è necessario che sia dimostrato che tali somme siano poi confluite ai soci stessi, non essendo possibile costruire un avviso di accertamento sulla base di semplici presunzioni. A supporto di tali argomentazioni la fondazione studi dei consulenti di lavoro cita la recente ed innovativa sentenza della Cassazione n. 14046 del 17/6/2009. Secondo la Suprema Corte infatti, si legge nel parere in commento, l'attribuzione al socio del maggior reddito accertato non può discendere da affermazioni apodittiche quali la «logica» o «il buon senso» e «l'id quod plerumque accidit» che di per sé costituiscono soltanto una motivazione apparente.

Presumere dunque che i maggiori corrispettivi evasi dalla società di capitali siano stati distribuiti ai soci costituisce soltanto una presunzione semplice non idonea a sorreggere un avviso di accertamento. Diverso si presenta lo scenario se invece tale presunzione viene avvalorata anche dalle risultanze di indagini bancarie.

Nel caso esaminato dalla fondazione studi dei consulenti del lavoro a complicare ancor più la vicenda vi era la circostanza che l'adesione della srl scaturiva da accertamenti basati sulle risultanze degli studi di settore. L'adesione della srl era avvenuta nel corso del contraddittorio con l'ufficio e quindi nel pieno rispetto della formazione della prova così come recentemente stabilito dalle Ss.Uu. della Cassazione con la sentenza n. 26635 del 18 dicembre 2009. Una cosa però è l'accertamento alla società di capitali altra è il ribaltamento dello stesso ai soci. Anche se la srl ha ammesso la non congruità dei suoi ricavi dichiarati resta da provare che tali maggiori ricavi siano poi stati distribuiti ai suoi soci non essendo affatto automatico il passaggio successivo operato dall'ufficio.

Se dunque non si può negare a priori che gli esiti di un accertamento da studi di settore possano essere ribaltati anche sui soci sul presupposto che la società stessa ha riconosciuto la non congruità dei suoi ricavi, è del tutto evidente che per tale ulteriore accertamento occorrono elementi di prova ben superiori a semplici elementi indiziari.

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