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Ingiusta detenzione risarcita secondo le richieste di parte

del 08/04/2010
di: La Redazione
Ingiusta detenzione risarcita secondo le richieste di parte
Indennizzo per l'ingiusta detenzione legato rigorosamente alle richieste della parte. Va infatti diminuita la cifra eventualmente accordata a chi è stata detenuto ingiustamente dal giudice di merito se nel ricorso questo aveva chiesto una somma più bassa. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 12902 di ieri, ha accolto il ricorso delle Finanze presentato contro la decisione della Corte d'appello di Lecce che aveva accordato a un sospettato di reati di mafia (poi assolto) 60 mila euro di indennizzo per l'ingiusta detenzione, mentre il suo legale, nel ricorso, ne aveva chiesti solo 25 mila. Mettendo l'accento sul fatto che la riparazione per l'ingiusta detenzione è un istituto mutuato dal diritto civile, la quarta sezione penale, ha chiarito che va rispettata la «correlazione fra il chiesto e il pronunciato». «La natura civilistica della procedura per la riparazione dell'ingiusta detenzione», si legge nel passaggio chiave della breve sentenza (già destinata alla massimazione ufficiale), «comporta che la condanna del ministero dell'economia al pagamento dell'indennizzo consegue necessariamente alla proposizione della domanda da parte dell'interessato». Ora l'uomo, accusato di gravissimi reati di mafia e poi assolto dal tribunale di Lecce, riceverà una riparazione ben lontana da quanto i giudici pugliesi gli avevano liquidato (60 mila euro). Infatti la Corte, decidendo il ricorso nel merito, ha stabilito che l'uomo riceverà dal dicastero i 25 mila euro chiesti dal suo difensore. La decisione ha messo tutti d'accordo al Palazzaccio. Infatti anche la procura generale aveva sollecitato il collegio ad annullare il risarcimento e a farlo ricalcolare dai magistrati di Lecce.
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