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Appalti vietati ai tecnici

del 07/04/2010
di: Pagina a cura di Simona D'Alessio
Appalti vietati ai tecnici
L'allora presidente degli architetti Raffaele Sirica, nel luglio 2006, nel commentare le liberalizzazioni di Bersani, annunciò ai giornali che l'eliminazione delle tariffe minime inderogabili sarebbe stato uno «tsunami» per le professioni tecniche. Oggi che Sirica non c'è più (è scomparso recentemente) le sue parole suonano come una profezia. L'eliminazione del vincolo con il decreto voluto dall'allora ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani ha portato, infatti, in questi quattro anni, a ribassi delle offerta nelle gare pubbliche anche dell'80% del loro valore iniziale. Mettendo ingegneri e architetti, ma anche periti industriali e geologi, nella condizione non vincere nemmeno una gara a confronto delle grandi società che facendo leva sulla progettazione si rifanno sui materiali. Andranno a dimostrare questa situazione, martedì prossimo, i presidenti degli ordini tecnici al ministro della giustizia Angelino Alfano, intenzionato a cancellare la prima lenzuolata.

Dall'entrata in vigore del provvedimento – nel 2006 – gli ingegneri ravvisano «una diffusa arbitrarietà nella determinazione dei compensi da porre a base d'asta, ribassi medi nell'ordine del 40% e massimi anche del 100%», nonché una crescente marginalizzazione dei liberi professionisti nel mercato dei bandi pubblici. Nel 2009 sono state aggiudicate 1.262 gare: 441 prevedevano almeno una delle fasi di progettazione (per un importo di poco superiore ai 74 milioni), 499 prevedevano oltre alla pianificazione dell'opera anche l'esecuzione dei lavori (479 in appalto integrato e 20 in project financing per un valore complessivo di aggiudicazione che si aggira intorno ai 5 miliardi), 242 richiedevano servizi diversi dalla progettazione e dall'esecuzione dei lavori (per complessivi 38 milioni e 800 mila), mentre per i restanti 80 bandi si tratta di concorsi di progettazione e concorsi di idee. Ebbene, per ciò che concerne le gare in cui era richiesta almeno una fase di progettazione senza i lavori, il costo medio di aggiudicazione si aggira intorno ai 280 mila euro, con un ribasso medio del 39,1%; il 25,4% delle aggiudicazioni, tuttavia, fa registrare riduzioni superiori al 50%, e un calo massimo pari addirittura al 100%. A livello regionale, il ribasso medio più contenuto si registra in Valle d'Aosta (28,8%) mentre significativamente superiori alla media sono quelli registrati in Abruzzo (53,2%), Emilia Romagna (49,2%), Piemonte (48,5%), Toscana (46,3%), Umbria (45,1%) e Campania (44,8%).

Non se la passano meglio gli architetti, il cui Consiglio nazionale segnala che «l'attuale sistema degli affidamenti degli incarichi professionali basato solo ed esclusivamente sul parametro del massimo ribasso, sta soffocando il mercato della progettazione e molto presto costringerà alla chiusura molti studi professionali». Per il Cnappc si è di fronte a un «autentico strozzinaggio», relativo a prezzi e tempi della progettazione, «incapace di assicurare qualità delle prestazioni e sicurezza delle costruzioni e, allo stesso tempo, causa, per gli enti pubblici, di aumento del contenzioso, dei costi complessivi e dei tempi di realizzazione delle opere».

Il tracollo rilevato dai geologi è netto: per il presidente dell'ordine nazionale Pietro De Paola il primo anno dall'entrata in vigore del provvedimento le tendenze al ribasso si sono collocate intorno al 40%, «poi la lotta fra i professionisti per accaparrarsi i lavori si è fatta più incandescente e spietata», per cui oggi «si registrano ribassi medi anche del 60% con punte che arrivano anche al 90%». E a farne le spese, conclude De Paola, sono non i grandi studi, ma i giovani geologi.

«Contento» della convocazione di Alfano è il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, Giuseppe Jogna che rivela come, a seguito di uno speciale monitoraggio «abbiamo subito nel 2009, una riduzione dei redditi che sfiora il 20%. D'accordo», ammette, «il fenomeno è parzialmente figlio della crisi economica, tuttavia l'anomalia dell'uscita di scena delle tariffe professionali ci ha molto danneggiati». Al giorno d'oggi, si lamenta, «la nostra esperienza ci dice che siamo di fronte ad una attribuzione di incarichi, nel settore degli appalti, che non esito a definire quasi esclusivamente mercantile: il committente arriva, infatti, a girare cinque o sei studi professionali alla ricerca di un preventivo soddisfacente».

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