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Le quote incentivanti agitano i sindacati

del 07/04/2010
di: Valerio Stroppa
Le quote incentivanti agitano i sindacati
Non piace ai sindacati del fisco la convenzione triennale 2010-2012 tra ministero dell'economia e Agenzia delle entrate. Convenzione che, per altro, sarà domani al centro di una riunione che si annuncia piuttosto calda alla quale parteciperanno l'autorità politica e le organizzazioni sindacali. «Per quanto ci riguarda saremo piuttosto chiari», afferma Vincenzo Patricelli (Flp-Finanze), «se non cambia il metodo di finanziamento dell'Agenzia, andremo allo stato di agitazione e chiederemo agli altri sindacati di fare altrettanto». Al centro dei malumori sindacali ci sono la determinazione delle quote incentivanti per il personale e le somme ex comma 165, diventati nell'ultimo biennio un vero e proprio leitmotiv nella mobilitazione dei lavoratori del fisco. «La nostra valutazione sulla convenzione non può che essere negativa», osserva Roberto Cefalo (Uil-Pa), «a fronte di un impegno dei dipendenti e di obiettivi praticamente in linea con gli anni precedenti, se non più ambiziosi, le risorse diminuiscono fortemente. Senza tenere conto di salari variabili determinati sulla base di criteri superati, erogati un anno e mezzo dopo rispetto al loro conseguimento, e per giunta tagliati a partire dal 2009 in misura variabile tra il 10 e il 20%».

Sulla convenzione Mef-Entrate 2010-2012 si era espresso nei giorni scorsi in maniera critica anche l'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano, secondo cui «il Ministero prosegue con la politica di assegnazione di risultati in termini di gettito all'Agenzia delle Entrate. Tale politica è foriera di gravi ripercussioni negative nel sistema e contrasta con i requisiti di indipendenza e imparzialità dell'azione dell'amministrazione pubblica sanciti dall'art. 97 della Costituzione». Secondo l'Odcec milanese l'incentivazione dei lavoratori delle Entrate basata sulle somme accertate e riscosse «porterà i controllori del fisco a sperare di trovare il maggior numero di violazioni possibili ad ogni accesso, incentivandoli così ad eseguire accertamenti con un alto peso di contestazioni infondate, e spesso dichiaratamente errate (a voce) dagli stessi controllori, salvo invitarli informalmente a rivolgersi alle commissioni tributarie per ottenerne l'annullamento».

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