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Sindaci al centro del governo societario

del 07/04/2010
di: Claudio Siciliotti
Sindaci al centro del governo societario
Entra in vigore oggi il decreto legislativo sulla revisione legale dei conti (dlgs 39/2010). Si tratta di un testo che presenta indubbiamente alcuni profili di criticità per i dottori commercialisti ed esperti contabili.

In primo luogo, come singoli professionisti, troviamo insoddisfacente la scelta di non mettere mano alla disciplina in materia di responsabilità patrimoniale del revisore, limitandone quanto meno i profili di solidarietà con gli amministratori della società sottoposta a controllo, come per altro proposto a livello comunitario.

In secondo luogo, come professione, dobbiamo attendere i regolamenti attuativi per vedere espressamente confermata l'equipollenza del nostro esame di stato e della nostra formazione continua ai fini dell'accesso e del mantenimento della relativa iscrizione sul registro dei revisori, così come dobbiamo attendere sul fronte della conferma della tenuta del registro da parte del nostro consiglio nazionale.

Tutti punti sui quali abbiamo ricevuto le più ampie rassicurazioni da autorevoli esponenti del Mef, anche in occasione di pubblici dibattiti promossi proprio da ItaliaOggi, ma è evidente che ciò non implicherà da parte nostra un abbassamento della guardia nei prossimi mesi.

Credo però sia importante sottolineare con forza anche i profili di indubbia soddisfazione che il decreto ci riserva.

Penso in particolare all'indubbio rafforzamento del collegio sindacale nell'ambito del sistema di governo societario.

Non solo (e non tanto) per la previsione di nuove fattispecie per le quali, anche nell'ambito delle srl, la nomina del collegio sindacale diviene da oggi obbligatoria, ma anche per la chiara centralità che viene data a questa preziosa istituzione italiana da disposizioni quali quella recata dal co. 1 dell'art. 13 del decreto (ai sensi della quale, anche nelle pmi, la nomina del revisore esterno è fatta dall'assemblea su proposta motivata dell'organo di controllo e non dell'organo amministrativo) e quella recata dal co. 2 dell'art. 19 del decreto (ai sensi della quale, negli enti di interesse pubblico con un sistema di governance tradizionale, il comitato per il controllo interno e per la revisione legale si identifica con il collegio sindacale).

La logica sottostante a queste previsioni è quella di porre il collegio sindacale in una posizione di assoluta centralità, rendendolo il vero e unico punto di riferimento di tutte le dinamiche di controllo interne ed esterne al governo societario.

Grazie anche alla costante opera di sensibilizzazione operata in questi anni dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, in Italia come nei contesti internazionali, si è riusciti a far correttamente intendere la profonda differenza che intercorre tra il controllo interno di natura manageriale (affidato ad amministratori senz'altro indipendenti, ma non necessariamente in possesso di una specifica formazione tecnica in ambito giuridico-economico) e quello di natura tecnica.

Solo quest'ultimo può assommare in sé il controllo sull'operato del board, oltre che con finalità orientate alla tutela dei soci di minoranza, anche e soprattutto con finalità orientate in senso più ampio al mercato, ossia al pubblico interesse.

Il nuovo Testo unico sulla revisione contabile sancisce questa chiara scelta di campo del legislatore, ponendo senza dubbio in capo ai liberi professionisti importanti responsabilità, ma anche esaltandone il ruolo e rafforzandone l'importanza negli equilibri di governo societario.

Le cose da fare sono ancora molte, ma già questa non è certo cosa di poco conto, soprattutto se si considera che, meno di due anni fa, quando si parlava di collegio sindacale quasi tutti gli altri nostri interlocutori istituzionali lo facevano per valutare opposte ipotesi di suo ridimensionamento.

presidente del Consiglio nazionale

dei dottori commercialisti e degli esperti contabili

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