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Il segreto bancario al tramonto

del 07/04/2010
di: Pagina a cura di Gabriele Frontoni
Il segreto bancario al tramonto
L'Ocse e il Consiglio d'Europa hanno decretato la fine del segreto bancario. Le due istituzioni internazionali hanno messo a punto un protocollo di emendamenti alla Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale che impedisce ai Paesi firmatari di opporre la riservatezza degli utenti delle proprie banche o l'interesse di Stato di fronte a una richiesta di assistenza amministrativa proveniente da un'altra giurisdizione legata alla medesima Convenzione. Per dare maggiore efficacia alla crociata del G20 contro l'evasione internazionale, l'articolo 4 della nuova convenzione ha previsto la possibilità di realizzare controlli fiscali simultanei a livello multilaterale, anche attraverso l'invio di agenti delle Finanze al di fuori dei confini nazionali per condurre le indagini in tandem con i colleghi locali. E dopo aver individuato i capitali sfuggiti oltreconfine, grazie al protocollo di revisione della Convenzione, gli agenti del Fisco potranno beneficiare di una maggiore cooperazione transfrontaliera nelle fasi di recupero delle imposte non pagate. La Convenzione è stata sottoscritta, ratificata ed è entrata in vigore già in 14 Paesi sui 54 membri dell'Ocse e del Consiglio d'Europa (CoE). Il protocollo di adeguamento della Convenzione del 1988 alle linee guida del G20 presenta molte altre novità tutt'altro che secondarie. L'articolo 21, per esempio, scioglie ogni dubbio interpretativo che potrebbe insorgere da un'analisi congiunta delle disposizioni fiscali previste dalla Convenzione con gli standard stabiliti dagli articoli 26 e 27 del Modello di intesa fiscale messo a punto dall'Ocse, che negli ultimi mesi ha fatto da spartiacque per la definizione della lista dei buoni e quella dei cattivi. Ma c'è di più. Gli articoli 4 e 22 della Convenzione aggiornata presentano una serie di indicazioni sull'utilizzo di informazioni fiscali ottenute attraverso la collaborazione tra le autorità dei Paesi membri all'interno di un processo per frode fiscale. In passato, queste informazioni non potevano rappresentare uno strumento di accusa in virtù del prevalere delle leggi nazionali sulle disposizioni condivise tra i Paesi firmatari dell'accordo. D'ora in avanti le cose non andranno più allo stesso modo. Ocse e Consiglio d'Europa hanno deciso di aprire all'esterno la Convenzione consentendo la sua ratifica anche da parte di Paesi non appartenenti ai due blocchi. All'interno del Protocollo hanno trovato poi spazio alcune postille di natura giuridica come quella secondo cui le disposizioni della Convenzione sono valide soltanto nel caso in cui implichino un livello di cooperazione superiore a quella prevista dagli strumenti legislativi del diritto comunitario. O le procedure che dovranno seguire le autorità fiscali di un singolo Paese per sottoporre una richiesta di informazioni a un'altra giurisdizione. In altre parole, viene fatto espressamente divieto di esercitare le cosiddette «fishing expedition», letteralmente le spedizioni di caccia, ovvero le richieste generiche di informazioni senza l'esistenza di prove o sospetti fondati, relativi alle pratiche elusive delle leggi fiscali da parte di un soggetto, sia esso un privato cittadino o una società. Ma quali saranno le ripercussioni dell'entrata in vigore di questa nuova Convenzione rivista e aggiornata, sugli accordi fiscali già in essere? «Assolutamente nessuno», ha assicurato Jeffrey Owens, numero uno del Dipartimento fiscale dell'Ocse. «Le intese bilaterali per lo scambio di informazioni (Tiea) sono assolutamente compatibili con la Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale», ha assicurato Owens ricordando che il Protocollo sarà firmato in occasione della prossima Assemblea Ocse, in programma a Parigi il 27 e 28 maggio.

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