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Riforma Inarcassa dal 2011

del 06/04/2010
di: di Ignazio Marino
Riforma Inarcassa dal 2011
Inarcassa mette nel freezer la riforma previdenziale. Per il 2010 la cassa di architetti e ingegneri farà a meno delle maggiori entrate previste grazie all'incremento del contributo soggettivo e al più sostanzioso 4% di contributo integrativo (quello, cioè, pagato interamente del committente e riversato per intero dal professionista nelle casse dell'ente). Le due misure partiranno dal primo gennaio 2011. È quanto ha stabilito il consiglio nazionale dei delegati Inarcassa nella riunione del 25 e 26 marzo 2010. La delibera fa seguito all'approvazione della riforma da parte dei ministeri vigilanti. Fa sapere lo stesso istituto guidato da Paola Muratorio che «a breve comunicazioni dettagliate in merito alla contribuzione e al calcolo delle pensioni saranno oggetto di ampia diffusione agli associati attraverso i canali istituzionali dell'associazione». La riforma, lo ricordiamo, è stata necessaria per blindare la tenuta dei bilanci e adeguarsi alle richieste del legislatore di garantire una sostenibilità almeno a 30 anni (si veda ItaliaOggi del 23 marzo 2010). Quanto alle misure, che entreranno in vigore nel 2011, si parte dall'innalzamento progressivo dell'aliquota di contribuzione soggettiva pari a un punto percentuale all'anno (dall'attuale 10% al 14,5% dopo quattro anni), con destinazione di una quota pari allo 0,5% al finanziamento di attività assistenziali. Si passa poi all'aumento del contributo minimo soggettivo dagli attuali 1.200 euro fino a 1.800 euro, gradualmente in cinque anni e successivamente rivalutati annualmente in proporzione alle variazioni dell'indice Istat. Quanto al periodo di riferimento per il calcolo del reddito medio pensionabile, si passa dai migliori 20 redditi degli ultimi 25 dichiarati (a regime nel 2009) ai migliori 25 redditi degli ultimi 30 dichiarati (a regime nell'arco di un quinquennio). Nuovi requisiti, inoltre, per il pensionamento di anzianità (con l'introduzione di quote, date dalla somma tra età e anzianità contributiva, che a regime dovranno risultare pari almeno a 98) con una riduzione della pensione in base all'età di pensionamento (dal 17,3% per i 58 anni al 3% per i 64 anni). Grazie alla riforma, in sede di prima analisi, il saldo previdenziale (pareggio tra entrate e uscite previdenziali) rimane positivo fino al 2032, mentre il saldo corrente o totale (pareggio tra tutte le entrate e tutte le uscite) si allunga fino al 2044. Infine il patrimonio rimane positivo fino al 2066 e rimane almeno pari alla riserva legale fino al 2055.

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