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Consumatori, l'Antitrust prevale sull'Agcom

del 03/04/2010
di: Federico Unnia
Consumatori, l'Antitrust prevale sull'Agcom
In materia di pratiche commerciali sleali l'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato ha precisi poteri di intervento anche a tutela degli utenti dei servizi di comunicazioni elettroniche, senza che ciò si traduca, sul piano sostanziale, in una inutile duplicazione di tutele. Attraverso l'attività di contrasto alla pratiche commerciali sleali, l'Antitrust tutela in maniera diretta la libertà di autodeterminazione dei consumatori e, indirettamente, l'interesse pubblico alla realizzazione di un mercato pienamente efficiente e concorrenziale. Per contro, la competenza esercitata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, trova la sua immediata base normativa nell'art. 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche, il quale, tuttavia, non va letto isolatamente, ma deve essere raccordato al complesso impianto del Codice stesso, funzionale alla salvaguardia, in primo luogo, dei «diritti inderogabili di libertà delle persone nell'uso dei mezzi di comunicazione elettronica», nonché del «diritto di iniziativa economica ed il suo esercizio in regime di concorrenza, nel settore delle comunicazioni elettroniche»; infine le due Autorità (antitrust e garante), sebbene perseguano entrambe, in via diretta o servente rispetto alla cura dell'interesse pubblico primario di cui sono titolari, la tutela del consumatore, lo fanno attraverso strumenti del tutto diversi. È questo il principio interpretativo stabilito dal Tar del Lazio nella sentenza 29 marzo 2010 n. 4931, con la quale ha rigettato il ricorso di una compagnia telefonica nei confronti dell'Agcom e dell'Unione nazionale consumatori per l'annullamento del provvedimento con il quale il 5 marzo 2009 l'Antitrust aveva ritenuto scorrette le pratiche commerciali poste in essere per promuovere la vendita di abbonamenti telefonici, infliggendo anche una multa pecuniaria di euro 215 mila. Il caso, uno dei primi e più complessi, riguardava alcune telefonate effettuate da un call center esterno alla compagnia, che secondo l'Unione nazionale consumatori erano state imprecise, omissive ed ingannevoli, inducendo così in errore i consumatori. L'Antitrust ha sottolineato inoltre che la compagnia, pur essendosi strettamente attenuta alla normativa di settore, non ha con sufficiente grado di diligenza, tutelato il consumatore medio, per aver omesso di adottare elementari regole di prudenza e di chiarezza nelle procedure di acquisizione della clientela e nell'elaborazione dei protocolli gestiti dagli operatori dei call center e dalle società che effettuano per suo conto i riscontri in outsourcing.

Nel merito della contestazione, inoltre, il Tar del Lazio ha sottolineato come la conclusione di contratti di utenza a distanza a mezzo contatto telefonico e negoziati fuori dei locali commerciali a mezzo agenti o di procacciatori, integra gli estremi di una pratica commerciale scorretta quando alla loro stipulazione faccia seguito l'attivazione di servizi di utenza telefonica non richiesti in modo consapevole da parte dell'intestatario della linea e l'attivazione di servizi avvenga con caratteristiche difformi da quelle promesse.

Nel caso specifico, il Tar del Lazio ha rimarcato come un'impresa che si avvalga della collaborazione di altri soggetti nella propria attività e nell'ambito della propria organizzazione, è tenuta a predisporre e attuare meccanismi di verifica e di controllo sul loro operato. Fatto che nel caso specifico non sarebbe avvenuto.

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